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TANNHAUSER DI LONDRA

di Albert Bernarroch

Tannhäuser è un’opera sull’arte e sui limiti che incontra nella società, oltre che su quelli imposti ad un artista. Il conflitto emerge quando egli sceglie un ambiente artisticamente sterile.
In passato Harry Kupfer si è ben destreggiato con questo argomento, dipingendo un uomo  creativo in un luogo, Venusberg, e non in un altro, Wartburg. Tim Albery, al Covent Garden, preferisce ampi gesti, come la grande riproduzione dell’arco di proscenio della Royal Opera, dietro l’arco reale,  rappresentazione nella rappresentazione. È una scelta di grande effetto scenografico, ma non drammaturgico. Forse  dovremmo pensare che il secondo arco sarà rimpiazzato da quello reale o che il pubblico è trattato con disprezzo nel contesto di Venusberg? Non sarebbe male se fosse Adriana Lecouvreur, ma si tratta di Tannhäuser e i parametri sono completamente differenti. Albery gioca con pensieri confusi e in conflitto uno con l’altro, lasciando il dramma nei costumi moderni, ma con gestualità da Diciannovesimo secolo, restando fermo fra due scelte e non compiendone alcuna…

[continua a leggere l’articolo sul numero 255 (febbraio 2011) di L’Opera]

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