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“NEW DEAL” AL TEATRO REGIO DI PARMA

di Elena Formica – foto di Roberto Ricci Teatro Regio di Parma

“NEW DEAL” AL TEATRO REGIO DI PARMA

Carlo Fontana nominato amministratore esecutivo, Paolo Arcà direttore artistico

“Soltanto la musica è all’altezza del mare”, scriveva Camus. E il mare – si sa – ha i suoi pericoli. Affondano anche navi veloci, sicure. A dire il vero, non sempre lottando orgogliosamente contro la tempesta. All’Isola del Giglio, ad esempio, la Costa Concordia è colata a picco a breve distanza dalla riva. Mare calmo, cielo stellato.Un errore di manovra, non un uragano. Allo stesso modo il Teatro Regio di Parma, un gioiello, stava per naufragare. Qualcosa è andato storto: i conti. Che evidentemente non impazziscono da soli, ma non quadrano se non si è capaci di farli. Sicché il Festival Verdi 2012, edizione ‘pocket’ con 2 opere e un concerto (Rigoletto, La battaglia di Legnano e un ‘gala’ verdiano), è stato il cerotto sulla piaga. Della serie: o così o l’infezione. Meglio così.

C’è stato un momento, infatti, nel quale il Teatro Regio (e il festival a maggior ragione) è stato a rischio chiusura. Il mini-festival 2012, dopo certa grandeur mediatica del passato, è stato voluto dal sindaco Federico Pizzarotti e pilotato dall’assessore alla cultura Laura M. Ferraris con l’acqua – è il caso di dirlo – alla gola. Due ragazzi ‘cinque stelle’ (il movimento di Beppe Grillo) allo sbaraglio. Ma alla fine ce l’hanno fatta. Certo grazie anche all’aiuto di due grandi artisti: Leo Nucci e Michele Pertusi. Il Regio stava per cessare l’attività, liquidità zero, un’esposizione debitoria di 9 milioni di euro. Invece, per fortuna, è ancora a galla.

Il 10 ottobre scorso, centonovantanovesimo compleanno di Verdi, Carlo Fontana e Paolo Arcà hanno presentato alla stampa le loro linee guida per risanare il bilancio del teatro e condurre in porto il Festival Verdi 2013. Pochi giorni prima Fontana, sovrintendente della Scala dal 1990 al 2005, precedentemente alla guida del Teatro Comunale di Bologna e del settore musica della Biennale di Venezia (ma anche giornalista, senatore, docente universitario), era stato nominato amministratore esecutivo della Fondazione Teatro Regio di Parma dal sindaco Pizzarotti. Arcà, subito dopo, era stato chiamato alla direzione artistica. Il contratto di Mauro Meli, sovrintendente del Regio dal 2005, era scaduto il 30 giugno 2012. Il commissario prefettizio giunto a Parma dopo le dimissioni del sindaco Pietro Vignali aveva emesso un ‘bando’ per la sovrintendenza del Regio ed erano giunte parecchie candidature. Il nuovo sindaco, però, ha preferito rivolgersi direttamente a Fontana, che non si era candidato. Pizzarotti voleva “uno bravo”. Quanto ad Arcà, curriculum prestigioso: già direttore artistico alla Scala di Milano, al Carlo Felice di Genova e al Maggio Musicale Fiorentino, da cui si era dimesso l’estate scorsa.

Le parole d’ordine pronunciate da Fontana in conferenza stampa sono state due: “Sobrietà e trasparenza. La città deve sapere quali sono i conti di questo teatro”. In materia di fund raising (sponsor e nuovi soci), esplicito il top manager: “ Non credo al mecenate che elargisce denaro a fondo perduto. Ai privati, al mondo delle imprese, noi ci rivolgeremo presentando progetti artistici precisi”. Va ricordato, al riguardo, che il Comune di Parma è attualmente socio unico della Fondazione Teatro Regio.

Fontana percepirà un compenso annuo lordo di 140mila euro, Arcà di 100mila. Il segretario generale Luigi Ferrari, a cui è stata affidata l’analisi della contabilità, sta lavorando gratuitamente. In questa prima fase l’amministratore esecutivo durerà in carica per 9 mesi: “ Ho chiesto io un mandato di tale durata – ha spiegato Fontana – perché ritengo si debba ulteriormente intervenire sullo statuto della Fondazione Teatro Regio; non è ammissibile – per intenderci – che chi di fatto è il ‘capo azienda’ sia escluso dal consiglio di amministrazione dell’azienda stessa”. Paolo Arcà, in qualità di direttore artistico, resterà in carica per 5 anni.

La situazione economico-finanziaria del Teatro Regio, definita “difficilissima” da Fontana, verrà affrontata mediante un rigoroso piano di ristrutturazione aziendale. Va sottolineato, al riguardo, che vantano cospicui crediti nei confronti del teatro anche diversi artisti scritturati durante la passata sovrintendenza, il che non facilita senz’altro la firma di nuovi contratti per le celebrazioni del bicentenario verdiano. Problema, questo, aggravato dall’enorme ritardo di programmazione per il 2013; sino all’arrivo di Fontana e Arcà nulla era stato effettivamente ‘cantierizzato’ per l’anno che verrà. “Non abbiamo la bacchetta magica – ha dichiarato Fontana – ma abbiamo molta esperienza”. Bene, è quello che ci vuole. Artisti importanti, benché non pagati per le passate produzioni, stanno accettando di cantare al Regio nel 2013 per la credibilità della dirigenza e dei piani di rientro proposti.

In un’intervista rilasciata a Giuliano Molossi, direttore di Gazzetta di Parma e Tv Parma, Fontana ha preannunciato un paio di titoli: Un ballo in maschera e Nabucco per la Stagione lirica che inizierà il 13 gennaio; il tenore Francesco Meli sarà Riccardo nel ‘Ballo’, Leo Nucci e Michele Pertusi protagonisti di Nabucco, sul podio Daniel Oren. Nel 2013 ci sarà anche un concerto diretto da Yuri Temirkanov e ricomparirà la stagione di danza che il commissario prefettizio aveva cancellato. Sono allo studio, tra l’altro, interventi mirati sulla politica dei prezzi per portare in teatro un pubblico più vasto, perché il Regio sia davvero accessibile ai giovani, ai pensionati, ai cassaintegrati e agli esodati. Stop ai biglietti omaggio ai soliti noti.

La Fondazione Regio, frattanto, ha informato per via legale l’Orchestra del Teatro Regio di Parma s.r.l. in liquidazione (estromessa dal Festival Verdi 2012 senza alcun preavviso da parte del sindaco che presiede la Fondazione stessa) di considerarsi “sciolta da ogni vincolo contrattuale, eventualmente ritenuto sussistente, derivante dalla convenzione a suo tempo stipulata con Parma Opera Ensemble” (ovvero il complesso nella cui posizione la s.r.l. era subentrata). E non è finita qui: oltre a dover liberare i locali del teatro, la società, che da qualche tempo era rinata come Nuova Orchestra del Teatro Regio di Parma s.r.l., è stata pure diffidata dall’utilizzo del nome ‘Teatro Regio di Parma’. Ovviamente i dirigenti della s.r.l. non si danno per vinti e hanno annunciato contromosse. In buca, durante il Festival Verdi 2012, aveva suonato la Filarmonica Toscanini. Il ‘gala’ verdiano si era svolto con la Verdi di Milano. A proposito della s.r.l. parmigiana, Fontana è stato molto chiaro: “L’orchestra, in quanto management, non esiste. Esistono invece gli orchestrali. E’ mia intenzione recuperarli all’interno di un disegno diverso che annunceremo presto”.

Ma veniamo al progetto artistico per il 2013 e oltre, un sistema di idee che Arcà vede orbitare attorno alla figura centrale di Verdi. “L’obiettivo – ha detto – è quello di scoprire sempre di più il Verdi autentico, di riportare le sue opere alla volontà, al pensiero e al dettato originale verdiano, liberando la sua musica dalle aggiunte e dai tagli arbitrari delle prassi esecutive posteriori. Abbiamo la fortuna di avere a Parma l’Istituto Nazionale di Studi Verdiani che in collegamento con Casa Ricordi e la University of Chicago Press, a trent’anni dalla prima edizione critica di Rigoletto, ha svolto un lavoro prezioso nell’approfondimento e nella scoperta del Verdi autentico. Ecco, il Festival Verdi non può allora prescindere da questo lavoro scientifico encomiabile”.

Arcà intende anche mettere in luce il nesso “con la stagione del Belcanto e l’humus musicale e culturale del primo Ottocento, con il quale Verdi si è confrontato e di cui si è nutrito: quindi certamente Rossini, Bellini, Donizetti, ma anche altri autori del periodo che rendevano il terreno intorno a Verdi così fertile, penso a Pacini e Mercadante. E poi ci piacerebbe mostrare il collegamento tra Verdi e la stagione del Grand-Opéra francese, che sta alla base di tanti capolavori scritti da Verdi per Parigi”. Il direttore artistico crede inoltre che il Regio debba affermare il proprio carattere“di teatro profondamente italiano, con la consapevolezza di poter eseguire Verdi e l’opera italiana nel modo più autentico e convincente possibile”.

C’è ottimismo nelle parole di Arcà: “Penso che il Regio di Parma, anche nel panorama complessivo dei teatri d’opera, possa diventare un modello trainante per il futuro perché si fonda su una tradizione musicale così forte e per il fatto di essere un teatro agile, a misura d’uomo, operante su un modello organizzativo che evita le problematiche elefantiache che stanno soffocando le fondazioni liriche. Vedo qui la possibilità di unire passato e futuro, costituendo un modello di riferimento per le strutture dei nostri teatri d’opera”.

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