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SIEGFRIED – TEATRO ALLA SCALA

di Ilaria Faraoni – foto di MONIKA RITTERSHAUS / STAATSOPER BERLIN

Siegfried (“Der Ring des Nibelungen”– seconda giornata) la celebre opera di Richard Wagner, sarà in scena al Teatro alla Scala di Milano dal 23 ottobre al 18 novembre. L’allestimento è curato dal regista Guy Cassiers, che firma anche le scene insieme a Enrico Bagnoli. La direzione è di Daniel Barenboim.

L’Opera è in coproduzione con Staatsoper Unter den Linden, Berlino e in collaborazione con Toneelhuis, Anversa.

Segue comunicato ufficiale:

Siegfried

(Der Ring des Nibelungen)

Seconda giornata in tre atti

Libretto di Richard Wagner

(Proprietà FOndazione Teatro alla Scala)

Prima rappresentazione: Monaco, Hof- und Nationaltheater, 26 giugno 1870

Prima rappresentazione al Teatro alla Scala: 26 dicembre 1899 (dir. Arturo Toscanini)

Nuova produzione

in coproduzione con Staatsoper Unter den Linden, Berlino

in collaborazione con Toneelhuis, Anversa

Direttore DANIEL BARENBOIM

Regia GUY CASSIERS

Scene GUY CASSIERS e ENRICO BAGNOLI

Costumi TIM VAN STEENBERGEN

Luci ENRICO BAGNOLI

Video design ARJEN KLERKX e KURT D’HAESELEER

Coreografia SIDI LARBI CHERKAOUI

ORCHESTRA DEL TEATRO ALLA SCALA

COMUNICATO STAMPA

Personaggi e interpreti

Siegfried Lance Ryan

Mime Peter Bronder

Der Wanderer Juha Uusitalo (23, 27, 31 ott., 18 nov.)

Terje Stensvold (4 nov.)

Alberich Johannes M. Kränzle

Fafner Dean Peterson

Erda Anna Larsson

Brünnhilde Nina Stemme

Stimme des Waldvogels Rinnat Moriah

~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~

Date:

martedì 23 ottobre 2012 ore 18 ~ prima rappresentazione turno D

sabato 27 ottobre 2012 ore 18 ~ turno A

mercoledì 31 ottobre 2012 ore 18 ~ turno C

domenica 4 novembre 2012 ore 15 ~ turno E

domenica 18 novembre 2012 ore 15 ~ turno B

Prezzi: da 187 a 12 euro

Per informazioni: tel. 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

http://www.teatroallascala.org/it/stagione/opera-balletto/2011-2012/siegfried-ring-nibelungen.html


L’opera in breve

Emilio Sala

La compattezza interna della “tetralogia” wagneriana, la forte integrazione drammatico-musicale delle sue parti (realizzata soprattutto attraverso il tessuto leitmotivico), è un dato strutturale imprescindibile del Ring inteso come “ciclo”.Tuttavia si deve sottolineare anche una certa “diversità

nell’unità” e cioè una relativa autonomia di ogni singolo pannello. La “tinta” (per dirla verdianamente) del Siegfried è infatti alquanto particolare: contrastando in modo evidente con la dominante tragica della Valchiria e del Crepuscolo, il Siegfried si riallaccia per molti versi al clima favolistico dell’Oro del Reno o, meglio, al tragicomico moderno – il “grottesco”. Tale carattere è strettamente legato al personaggio di Mime e alla sua vocalità “buffa”. So che questo termine appartiene a una tradizione (l’opera italiana) che siamo abituati a ritenere il contrario assoluto del Musikdrama wagneriano, ma cercando di andare oltre il vecchio schema interpretativo opera vs. dramma è interessante notare come il tono querulo e ambiguo di Mime possa legittimamente rinviare a una reinterpretazione – certo radicale – di tenori buffi come Monostatos e Isacco (rispettivamente del Flauto magico e della Gazza ladra), lascivo il primo e avaro il secondo – tutti e due dei ‘diversi’. A guardare le cose da lontano, è evidente che con Mime si apre la strada a un certo “tipo” di tenore comico

moderno, figura dell’ambiguità, che porterà al Capitano del Wozzeck o, mutatis

mutandis, al personaggio di Quint del Giro di vite e perfino (con un ulteriore

salto logico-cronologico) al King Herod di Jesus Christ Superstar.

Che l’elemento comico-grottesco, presente anche nella voce di Fafner-diventatodrago («Ich lieg’ und besitz’. Lasst mich schlafen / Io giaccio e posseggo, Lasciatemi dormire»), sia così importante nell’opera

che dovrebbe celebrare il mito dell’eroe la dice lunga sulla precarietà e fragilità

di quel ragazzo della foresta destinato al fallimento. Certo l’opera finisce con Siegfried che brandisce la spada Notung e canta la sua suprema visione all’unisono con Brünnhilde nel contesto di un enfatico e palingenetico do maggiore, ma poi la storia continua e sappiamo quanto sarà effimero quel momento di speranza.

Nel Crepuscolo degli dei, l’eroe non è protetto dagli uccellini della foresta: il nipote di Mime, Hagen, prima di ucciderlo, lo manipolerà come un burattino. Da qui la difficoltà a seguire le interpretazioni che prendono troppo sul serio l’eroismo di Siegfried, emblema dell’«uomo dell’avvenire », tanto sul versante delle mitizzazioni che porteranno alla vulgata nazista quanto su quello delle letture “libertarie” di tale figura – alla maniera di George Bernard Shaw, per intenderci. In questo quadro, non si sottolineerà mai abbastanza l’importanza dei due grandi saggi di Thomas Mann suWagner (quelli del 1933 e 1937) che, anche per smontare dalla base la strumentalizzazione propagandistica hitleriana, non solo evitano ogni forma di esaltazione dell’eroe ma spostano l’attenzione sulla componente psicologica che in Wagner sarebbe inscindibile da quella mitica. Ne vien fuori un Siegfried riletto in chiave “psicoanalitica” che resta secondo me ancora utilissima: «quando Mime cerca di spiegare al discepolo la paura, mentre in orchestra echeggia oscuramente deformato il motivo di Brünnhilde addormentata fra le fiamme, abbiamo Freud: psicanalisi, null’altro che psicanalisi.

E dobbiamo pure rammentare che anche in Freud […] l’interesse per il mitico […] va strettamente connesso con l’interesse psicologico».

Si diceva della specificità del Siegfried all’interno della “tetralogia”. Bisognerà ora tener maggiormente presente ciò che lega quest’opera all’intero ciclo. D’altronde basta a tal proposito ascoltare con un po’ d’attenzione il primo preludio: esso attacca su un rullo di timpano in pianissimo con un brandello leitmotivico affidato ai fagotti e costituito da una settima discendente.

Ben presto ci rendiamo conto che tutto il materiale tematico variamente ricombinato deriva dal tema dell’anello e dalla musica di Nibelheim che avevamo già ascoltato nell’Oro del Reno. Il tutto culmina nell’ossessivo ritmo nibelungico (un ritmo da officina moderna, come lo avevamo definito a suo tempo) che si incarna scenicamente nell’incudine su cui lavora, ormai solo e abbastanza malridotto, lo gnomo Mime.Anche se ci troviamo in un contesto naturale, è chiaro che la foresta in cui si nascondono Mime e Siegfried non è uno spazio di idealizzazione utopica (nonostante il tranquillo ‘mormorio’ del secondo atto).Tutt’altro. La maledizione dell’anello regna pure lì. È almeno dalla famosa realizzazione scenica diretta da Patrice Chéreau (Bayreuth, 1976) che lo abbiamo capito: sotto le allegorie fiabesche si cela – nel Ring – un sottotesto politico. La foresta continua a contenere Nibelheim, così come il drago non è altro che la mostruosa metamorfosi di Fafner. L’equilibrio naturale è rotto per sempre. Lo si evince durante il terribile dialogo (prima scena del terzo atto) tra Erda, la madre-terra, eWotan, il Viandante. Quest’ultimo insiste a interrogare la dea sul destino, ma Erda non può che ammettere il suo smarrimento – quello del sapere arcaico di fronte al tumulto caotico e insensato del mondo moderno.

Il soggetto

Alberto Bentoglio

Atto primo

Una caverna rocciosa nella foresta.

Nato dall’amore di Siegmund e Sieglinde, Siegfried è stato affidato ancora neonato dalla madre morente alle cure del nano Mime, il Nibelungo fratello di Alberich che vive in una fucina nel folto della foresta. Questi ha allevato il fanciullo non per pietà o amore, ma per sfruttarne in futuro il coraggio e così impadronirsi dell’anello e del tesoro dei Nibelunghi che il gigante Fafner, trasformatosi ora in un mostruoso drago, custodisce in una caverna inaccessibile. Siegfried stesso nutre il più profondo disprezzo per il suo patrigno, il quale, al contrario, pretende da lui piena riconoscenza per le cure e le attenzioni prodigategli.

Tuttavia, non potendo più a lungo nascondere al giovane le sue origini, Mime è costretto a rivelargli il nome della madre e a consegnargli i frammenti di Notung, la spada invincibile che appartenne a suo padre. Siegfried si accende d’entusiasmo e ordina a Mime di riparare immediatamente l’arma. Rimasto solo, il nano si accinge al lavoro. Ma ogni sforzo si rivela vano. Sulla soglia della fucina appare un misterioso viandante, sotto le cui vesti si cela il dioWotan. Dopo un lungo colloquio, il dio predice a Mime che Notung potrà essere saldata solo da chi ignori la paura. Al suo ritorno, Siegfried, che non conosce la paura, tempra la spada magica: ora potrà affrontare il terribile Fafner. Nel frattempo, Mime prepara una bevanda soporifera per liberarsi di Siegfried, dopo che questi avrà ucciso il drago e riconquistati l’anello e il tesoro dei Nibelunghi.

Atto secondo

Profonda foresta.

Nei pressi della caverna di Fafner, Alberich, che non ha mai abbandonato la speranza di tornare in possesso del tesoro perduto, viene raggiunto dal viandante che gli predice la prossima vittoria di Siegfried sul drago e lo mette in guardia sulle reali intenzioni di Mime.

Allo spuntare del giorno, mentre Siegfried ascolta le voci della foresta che si risveglia, Fafner appare sulla soglia della caverna.

Il drago si avventa su Siegfried ma cade colpito dalla sua spada. Una goccia del sangue di Fafner bagna la mano di Siegfried che, portatasela alle labbra, riesce ora a comprendere il canto degli uccelli. In tal modo, egli viene a conoscenza dell’esistenza del tesoro e delle reali intenzioni che animano Mime, il quale, dopo un violento diverbio con Alberich, gli si sta avvicinando per porgergli la bevanda drogata.

Ma Siegfried rifiuta e lo uccide. Indi, impossessatosi dell’anello magico, parte per il colle delle Valchirie dove, circondata da altissime fiamme, giace in sonno profondo Brünnhilde che soltanto colui che non conosce la paura potrà risvegliare.

Atto terzo

Anfratto selvaggio ai piedi di una montagna rocciosa.

Dopo avere ricevuto da Erda, la dea della terra, risposte evasive intorno alla sorte futura della stirpe degli dei,Wotan si scontra con Siegfried. Conscio del fatto che gli dei scomparirebbero se il giovane riuscisse a fare sua

Brünnhilde,Wotan tenta di sbarrargli la strada.

Ma Siegfried non arretra: anzi con la sua spada spezza la lancia di Wotan. Indi attraversa le fiamme, si avvicina a Brünnhilde e la bacia. Riconosciuto in Siegfried l’eroe atteso sin dal momento in cui cadde nel sonno profondo, la Valchiria si ridesta alla vita. Soltanto per un attimo il timore di perdere la propria condizione divina sembra prendere il sopravvento: rincuorata dalle parole di Siegfried, Brünnhilde si abbandona tra le sue  braccia.

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