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TRISTAN UND ISOLDE DI WAGNER AL TEATRO LA FENICE

di Ilaria Faraoni – foto di Michele Crosera – Fondazione Teatro La Fenice

Dopo il debutto dell’Otello di Verdi (l’articolo su Central Palc QUI), ecco il secondo appuntamento per la doppia inaugurazione della stagione del Teatro La Fenice di Venezia (la presentazione su Central Palc QUI): domenica 18 novembre è infatti la volta di Tristan und Isolde di Richard Wagner.

Le due opere, in scena a giorni alterni e unite dal fatto di essere state scelte per aprire il cartellone lirico in occasione del bicentenario dei due compositori,  hanno anche un altro elemento in comune: il maestro Myung-Whun Chung sul podio del direttore.

Tristan und Isolde sarà in lingua originale con sopratitoli in italiano.

Gli interpreti: il tenore inglese Ian Storey nel ruolo di Tristan, il basso coreano Attila Jun in quello di re Marke, il soprano austriaco Brigitte Pinter in quello di Isolde, il baritono americano Richard Paul Fink in quello di Kurwenal, il mezzosoprano finlandese Tuija Knihtilä in quello di Brangäne; Marcello Nardis sarà Melot, Mirko Guadagnini il pastoreArmando Gabba il pilota, Gian Luca Pasolini il giovane marinaio.

La regia è di Paul Curran che si avvale delle scenografie e dei costumi di Robert Innes Hopkins.


Segue comunicato stampa:

Tristan und Isolde di Richard Wagner

Domenica 18 novembre 2012 alle ore 15.30 andrà in scena al Teatro La Fenice un nuovo allestimento di Tristan und Isolde di Richard Wagner, secondo appuntamento della doppia inaugurazione della Stagione lirica 2012-2013 con la quale la Fondazione Teatro La Fenice intende celebrare il doppio bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi (1813-1901) e di Richard Wagner (1813-1883). La serata seguirà infatti di due giorni la prima di Otello di Giuseppe Verdi, le cui repliche si alterneranno a quelle di Tristan per tutta la seconda metà di novembre. Le due opere saranno entrambe dirette dal maestro coreano Myung-Whun Chung, in un originale e stimolante accostamento che darà al pubblico la possibilità di ripensare il controverso rapporto tra i due titani dell’opera ottocentesca, attraverso due capolavori per ragioni diverse legati a Venezia e al suo mito.

Azione (Handlung) in tre atti su libretto dello stesso Wagner tratto dall’omonimo romanzo in versi di Goffredo di Strasburgo, Tristan und Isolde fu composta da Wagner tra Zurigo, Venezia (che gli offrì ispirazione per le atmosfere notturne del secondo atto e per la melopea del pastore all’inizio del terzo) e Lucerna tra il 1857 e il 1859 e andò in scena per la prima volta il 10 giugno 1865 al Nationaltheater di Monaco di Baviera, con il sostegno del sovrano Ludwig II di Baviera.

Artefici del nuovo allestimento di Tristan und Isolde, prodotto con il sostegno del Freundeskreis des Teatro La Fenice, saranno il regista scozzese Paul Curran, lo scenografo e costumista Robert Innes Hopkins e il light designer David Jacques.

Proposta in lingua originale con sopratitoli in italiano, l’opera avrà come interpreti il tenore inglese Ian Storey nel ruolo di Tristan, il basso coreano Attila Jun in quello di re Marke, il soprano austriaco Brigitte Pinter in quello di Isolde, il baritono americano Richard Paul Fink in quello di Kurwenal, il mezzosoprano finlandese Tuija Knihtilä in quello di Brangäne; Marcello Nardis sarà Melot, Mirko Guadagnini il pastore, Armando Gabba il pilota, Gian Luca Pasolini il giovane marinaio. Myung-Whun Chung dirigerà l’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice, maestro del Coro Claudio Marino Moretti.

La prima di domenica 18 novembre 2012 sarà seguita da quattro repliche, venerdì 23 alle 17.00, domenica 25 alle 15.30, mercoledì 28 e sabato 1 dicembre alle 17.00.

I biglietti per le rappresentazioni sono in vendita a prezzi compresi tra i 15 e i 220 euro (tra i 30 e i 500 euro per la prima del 18 novembre) presso le biglietterie Hellovenezia (Teatro La Fenice, Piazzale Roma, Tronchetto, Lido, Mestre, Dolo, Sottomarina), tramite biglietteria telefonica (041 2424), biglietteria on-line (www.teatrolafenice.it) e biglietteria via fax 041 2722673.

Per la storia della musica, del teatro musicale e dell’arte tout court, il 10 giugno 1865 è data determinante: al Königliches Hof-und Nationaltheater di Monaco di Baviera fu rappresentata l’«azione» (Handlung) Tristan und Isolde di Richard Wagner. A quali vertici l’artefice aspirasse con questo lavoro è già illustrato nella celeberrima lettera che Wagner scrisse a Liszt nel 1854: «poiché in vita mia non ho mai gustato la vera felicità dell’amore, voglio erigere al più bello dei miei sogni un monumento nel quale dal principio alla fine sfogherò appieno questo amore. Ho sbozzato nella mia testa un Tristano e Isotta; un concetto musicale della massima semplicità, ma puro sangue; col bruno vessillo che sventola in fine del dramma, voglio avvolgermi per morire!».

La scelta del modello letterario cui attingere era caduta sul più atipico dei capolavori medievali, l’incompiuto omonimo poema scritto nel 1205-10 da Gottfried von Straßburg, nel quale, come scrive Peter Wapnewski, «la stella del destino viene strappata giù dalla volta celeste e dalla sfera del divino e imperiosamente accasata nel singolo petto». In un certo senso fortuna volle che il capolavoro di Gottfried rimanesse incompiuto: Wagner ebbe così mano libera nel delinearne la conclusione, compendiando nel finale la più sconvolgente concezione dell’amore, della vita e della morte mai apparsa fino ad allora.

Nel Tristan wagneriano destino e amore – inteso come trasgressione altamente morale – coincidono in modo assoluto, tanto che sarebbe delittuoso ostacolarli. Solo una categoria freudiana come quella definita dal concetto di «regressione» sembra in grado di restituirci il senso dell’analogia profonda che lega l’idea di amore a quella della pulsione di morte. Nel Tristan la morte comune dei due amanti non è, come in molte opere romantiche, una luttuosa fatalità che offre l’unica possibile via d’uscita da una situazione senza rimedio, bensì la conseguenza assolutamente necessaria dell’amore, anzi il suo compimento. Assecondando un destino che li travolge, e del quale si fanno entusiasticamente carico, i due amanti obliano ogni vincolo sociale, ogni senso d’appartenenza, qualsiasi legame d’amicizia. Contrapposta alla vanità «diurna» e alla falsità delle convenzioni sociali, la sola verità che avvince i due amanti è l’anelito all’eterno indistinto della notte e della morte, eterno superamento della finitezza e dell’isolamento dell’io, unico luogo nel quale la reciproca unione dei due amanti sarà assoluta e definitiva.

Molteplici furono le istanze, le esperienze, le sollecitazioni confluite in simile concezione.

Sicuramente un ruolo importante spettò all’esperienza biografica legata alla tempestosa vicenda sentimentale con Mathilde Wesendonck. Pertinente è anche il riferimento a Schopenhauer ed al suo pessimismo cosmico, oltre al richiamo alla metafisica della musica (intesa come diretto riferimento all’essenza del mondo) sviluppata dalla filosofia schopenhaueriana, che identifica in quest’arte la manifestazione dell’oscura pulsione della «volontà». Impossibile non evocare, di fronte a simile concetto, la travolgente fluvialità dell’orchestra wagneriana che ‘trascina’ i due amanti al compimento del loro destino. Un influsso provenne anche dalla mitologia romantica d’amore, com’è ovvio: meno ovvio è notare che, poiché l’idea dell’amore nel Tristan è assoluta e totalizzante, essa non è circoscritta all’aspetto spirituale, ma coinvolge anche quello carnale.

Senz’altro pertinente è anche il richiamo al retroterra filosofico fondante del romanticismo tedesco: Tristan ne implica concetti fondamentali come Zerrissenheit (il dissidio, il sentimento profondo di una lacerazione fra io e mondo) e Sehnsucht (lo struggimento, il ‘male del desiderio’, il ‘desiderio infinito’ che, proprio in quanto tale, si appaga del proprio inappagamento: concetto del quale il più diretto traslato musicale è raffigurato nell’ambiguità armonica – e nella correlativa inesausta tensione – del cosiddetto Tristanakkord).

Epocali furono le conseguenze del Tristano sull’arte, sulla musica, sul teatro, sulla filosofia, forse persino sulla vita di molti…
Da parte sua il compositore seppe rispondere alle sollecitazioni concettuali del soggetto con una concezione armonica di sbalorditiva originalità, in cui dominano dissonanze, risoluzioni eterodosse, cromatismi. Con tali mezzi Wagner si spinse fino a delineare tensioni sonore estreme, paradossalmente ad un tempo dolcissime e dilaceranti, in più d’un caso di fatto inspiegabili nei termini dell’armonia tradizionale.

Poderosa è la mobilitazione delle risorse sinfonico-orchestrali in una musica fluviale e travolgente che, dei trasgressivi contenuti notturni di Tristan und Isolde, appare come la sola, e conseguente, possibile espressione.

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