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PRIMA DELLE PRIME: "DER FLIEGENDE HOLLÄNDER"


foto TONI SUTER / T+T FOTOGRAFIE
Comunicato stampa:


Una leggenda popolare che affonda le radici nel diciassettesimo secolo,  un racconto del poeta romantico Heinrich Heine ispirato alla stessa leggenda, e una burrascosa traversata nel mare del Nord, nel 1839, protagonista Richard Wagner, assieme alla moglie Minna e al cane Robber. Sono questi gli ingredienti che portano il compositore tedesco, attorno al 1840, a scrivere Der fliegende Holländer. Composta a Parigi, e considerata come il primo dei grandi drammi wagneriani, L’Olandese volante debuttò il 2 gennaio 1843 al Teatro Reale della Corte Sassone di Dresda, sotto la direzione dello stesso Wagner. È con questa opera che il compositore si discosta dalla tradizione, a cominciare dalla struttura in un unico atto (anche se dal 1860 viene rappresentata in tre atti) ed è questa’opera che, come scriverà lo stesso Wagner nel 1851 nella sua Eine Mitteilung an meine Freunde, segna un nuovo inizio per la sua carriera, la sua metamorfosi da scrittore di testi d’opera a poeta. Inizialmente ambientata in Scozia, è solo durante le prove, poco prima della messa in scena nel 1843, che le ambientazioni e i nomi divengono quelli che oggi conosciamo: su una costa della Norvegia, navigando verso casa a bordo della sua nave, il capitano Daland è costretto a trovare rifugio sulla riva a causa di un’improvvisa e violenta tempesta. Compare un oscuro vascello fantasma; ne scende un uomo vestito di nero. È un marinaio, condannato da Dio a navigare eternamente senza meta. Ma la trasfigurazione oceanica dell’ebreo errante, personaggio che deriva dai grandi protagonisti epici macchiati di Hýbris, ha la sua possibilità di redenzione: trovare l’amore incondizionato di una donna. Come si ritroverà nella successiva produzione wagneriana, il tema centrale è proprio la ricerca dell’amore, sentimento dalla forza sovrumana, così nobile da divenire strumento per il raggiungimento della redenzione. E la salvezza da quel destino di errante verrà proprio dalla figlia di Daland, Senta, che volgerà le spalle a un matrimonio già pianificato per amare l’Olandese a costo della propria vita, e così strapparlo al proprio destino salvandolo dalla punizione eterna. L’opera segue uno schema ciclico, in cui il finale della storia si ricollega alla parte iniziale in maniera lineare e in forma ciclica. La melodia procede senza interruzioni, e in essa compaiono i primi Leitmotive, tutti introdotti nell’ouverture. Filippo Filippi scrisse “…di prevederne la rappresentabilità in Italia, a preferenza forse d’ogni altra del Wagner, per la molta chiarezza e per la schiettissima melodia… nel Vascello non solo le melodie abbondano, ma hanno il vero carattere di motivi, periodati… in modo che l’orecchio li afferra subito e li può ricordare con discreta facilità”. L’Olandese volante è la prima opera in cui Wagner espone i grandi temi del suo teatro: l’eroe “toccato” da Dio, nella grazia o nella maledizione; l’amore e la fedeltà della donna come strumento di redenzione, i miti e le leggende del Nord. Tutti temi che torneranno in sempre più profonde e complesse varianti ma il fascino tempestoso del Fliegender Holländer rimane nella produzione del compositore tedesco come un fondamentale punto di svolta.

Nell’incontro “Nascita della redenzione” con ascolti, ne parlerà Maurizio Giani, docente di Estetica musicale all’Università di Bologna.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti

Supporto per l’ospitalità Brera Hotels

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