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"OBERTO CONTE DI SAN BONIFACIO" PER IL CICLO PRIMA DELLE PRIME DEGLI AMICI DELLA SCALA

Amici della Scala

“Prima delle prime”


Stagione 2012/2013 – organizzato dagli Amici della Scala


Oberto conte di San Bonifacio


di Giuseppe Verdi

libretto di Temistocle Solera


Alberto Rizzuti insegna Storia della civiltà musicale nell’Università di Torino

“L’esordio: un dramma a personaggi. La giovinezza (Verdi, 1813-1840)

al pianoforte e con ascolti


TEATRO ALLA SCALA

RIDOTTO DEI PALCHI “A. TOSCANINI”

VENERDÌ 5 APRILE 2013 ORE 18

Rimasi in asso e pensavo ritornamene a Busseto, quand’ecco un mattino viene un servitore del teatro alla Scala e brusco brusco mi dice: “‘È lei quel maestro di Parma che doveva dare un’opera per il Pio Istituto? Venga a teatro che l’impresario lo chiama!”. Così Verdi racconta l’occasione della vita: quando Merelli decide, con l’istinto del cacciatore di talenti, di dare fiducia a “quel giovane sconosciuto” e chiamarlo a rappresentare alla Scala la sua prima opera. Il 17 novembre del 1839 è il gran giorno: debutta il futuro cigno di Busseto. Ma facciamo un passo indietro: è il 1835 e un giovanissimo Verdi sta componendo la sua prima opera e la propone al Ducale di Parma, che però non accetta, non fidandosi di un nuovo autore ventiduenne. In origine doveva trattarsi di un libretto intitolato Rochester o Lord Hamilton, sul quale Verdi aveva composto la musica utilizzata poi per l’Oberto. Esiste dunque un’altra opera che non vide mai la luce prima di Oberto, oppure Rochester e Oberto si sono fusi insieme in un solo risultato? Sono state elaborate diverse teorie sulla vicenda. Importante è che, sul libretto di Antonio Piazza rielaborato da Temistocle Solera, un Verdi ventiseienne ha con Oberto la sua prima opera in scena e il pubblico della Scala l’accoglie favorevolmente. Non è un successo clamoroso, forse addirittura modesto, ma la novità della musica conquista. Verdi è già Verdi: certamente nelle tredici repliche sono intuibili le influenze di Donizetti, le parti allegre alla Rossini e i delicati lirismi alla maniera di Bellini, ma il “carattere” verdiano esiste sin da ora, “quella miscela perfetta tra la dolcezza estrema e la forza irruente dei ventenni”. Verdi inizia la sua avventura operistica relativamente tardi rispetto ad altri compositori, che avevano alle spalle molte e importanti opere alla stessa età, ma Oberto lancia la sua carriera, che alla fine si comporrà di quasi 30 opere, tra rifacimenti e nuove versioni. Giuseppe Rovani, parlando di Verdi ed elogiandolo nelle melodie più riuscite, era solito dire: “eppure se ghe sent semper dent la vanga”. La pur forte espressione esprime in modo colorito un fondamentale aspetto della scrittura del compositore, ossia quella radice popolare e quella vocazione alla sintesi, che lo accompagneranno sempre, ma che emergono maggiormente nei primi lavori, come l’Oberto. L’impronta del compositore, il marchio di fabbrica è già evidente, e le arie e gli ensemble sono già ben plasmati e controllati, preannuncio del Verdi maturo. Oberto, che non viene rappresentata spesso, ha una trama poco originale e non ha molto da offrire dal punto di vista della narrazione e da quello puramente drammatico. Ma contiene in forma embrionale molti dei temi che Verdi avrebbe esplorato in futuro: la gelosia, il tradimento, l’amore tra padre e figlia. Oberto è anche in assoluto il primo dei padri verdiani. Il seppur timido successo dell’opera fece guadagnare al compositore la possibilità di scrivere le seguenti due. Cinque anni e un fallimento dopo, Verdi trovava saldamente con Nabucco il suo stile. Serviranno due altri anni, poi i suoi capolavori inizieranno a invadere i palcoscenici italiani, senza più lasciarli.

(Andrea Castelli)

Nell’incontro “L’esordio: un dramma a personaggi. La giovinezza (Verdi, 1813-1840)”, al pianoforte e con ascolti, ne parlerà Alberto Rizzuti che insegna Storia della civiltà musicale nell’Università di Torino.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti


Supporto per l’ospitalità Brera Hotels


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