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TEATRO MENOTTI STAGIONE 2014 – 2015

CONF STAMPA FOTO

Cattura

Comunicato stampa:

 dal 26 al 28 settembre

MILANOIR MILANUIT

Piero Colaprico

dal 2 al 12 ottobre

LA GUERRA DI TESSA

di Delio Tessa

Marco Balbi/Alarico Salaroli

dal 17 al 19 ottobre

SANTO GENET

Compagnia della Fortezza

dal 24 ottobre al 2 novembre

MENTRE RUBAVO LA VITA

di Alda Merini

Monica Guerritore/Giovanni Nuti

4 e 5 novembre

è COLPA TUA

Francesco Abate

dal 7 al 9 novembre

è STATO LA MAFIA

Marco Travaglio/Valentina Lodovini

dal 12 al 30 novembre

SPRING AWAKENING

ROCK MUSICAL

dal 5 al 31 dicembre

LA BUONA NOVELLA

da Fabrizio De André

Emilio Russo/Alessandro Nidi

dal 23 al 26 dicembre

IL FLAUTO MAGICO

Orchestra di Piazza Vittorio

dal 9 all’11 gennaio

I TRE DIARI

di Ingmar Bergman

Giancarlo Dettori/Franca Nuti/Claudio Beccari

dal 16 al 18 gennaio

BUFFA RACCONTA LE OLIMPIADI DEL ’36

Federico Buffa

dal 22 al 25 gennaio

GOSPODIN

di Philipp Löhle

Giorgio Barberio Corsetti/Claudio Santamaria

dal 27 al 30 gennaio

MORO, I 55 GIORNI CHE CAMBIARONO L’ITALIA

Ulderico Pesce/Ferdinando Imposimato

31 gennaio e 1 febbraio

IL LATO SINISTRO DEL CUORE

Carlo Lucarelli/Alessandro Nidi

dal 5 al 15  febbraio

AMERIKA

di Franz Kafka

Maurizio Scaparro

17 e 18 febbraio

NO TU NO

omaggio a Enzo Jannacci

Egidia Bruno

dal 19 febbraio al 1 marzo

LE CATTIVE STRADE

Andrea Scanzi/Giulio Casale per De André

dal 3 all’8 marzo

LA FILA (LINE)

di Israel Horovitz

dal 11 al 22 marzo

IL TRAMONTO SULLA PIANURA

Emilio Russo/Caterina Spadaro

compagnia Grey Pound+60

dal 24 marzo al 2 aprile

SVENIMENTI

di Anton Cechov

Le Belle Bandiere

dal 9 al 19 aprile

LO ZOO DI VETRO

di Tennessee Williams

Arturo Cirillo/Milvia Marigliano/Monica Piseddu/Edoardo Ribatto

dal 5 al 24 maggio

CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF?

di Edward Albee

Arturo Cirillo/Milvia Marigliano/Monica Piseddu/Edoardo Ribatto

dal 14 al 31 maggio

CIRCO EL GRITO

dal 5 al 14 giugno

DON CHISCIOTTE – OPERA POP

da Miguel de Cervantes

Alarico Salaroli/Marco Balbi/Emilio Russo

dal 18 giugno al 5 luglio

CHIAMATEMI GROUCHO

Emilio Russo /Marco Balbi

dal 7 al 19 luglio

WOODY ALLEN CAFé

Emilio Russo /Marco Balbi

 

Teatro Menotti 2014/2015

Tra cielo e terra

di EMILIO RUSSO

26 appuntamenti per oltre 220 aperture di sipario, per un lungo viaggio che celebra i nostri primi 45 anni di storia teatrale a Milano. Un percorso attraverso i generi della scena contemporanea cercando e trovando accordi con il battere del tempo e i respiri del nostro fare e pensare teatro. Le parole, la musica, le immagini per raccontare storie “altre”, storie di un catalogo da consultare con la dovuta attenzione e lentezza, da riconquistare contro la velocità imposta e la tossicità intellettuale di questi vulnerabili anni dieci.

“Slow theatre” al Teatro Menotti con proposte originali e controllate, in questo anno teatrale in cui Milano è chiamata dal suo straordinario Expo 2015 a trovare risposte per “nutrire” il pianeta.  In attesa della definizione del ruolo degli operatori teatrali cittadini, accogliamo l’invito del Comune di Milano, a modellare parte della nostra stagione sulle possibilità offerte dall’alto numero di visitatori internazionali che saranno in visita nel semestre Expo. Lo faremo con due progetti nel periodo maggio/luglio 2015, uno dedicato al circo contemporaneo in collaborazione con la compagnia El Grito ed altri ospiti all’interno di uno “chapitau” che sarà montato nelle vicinanze del teatro, l’altro con una dedica al teatro americano, ai suoi grandi autori Tennessee Williams e Edward Albee e ai suoi grandi comici Woody Allen e Groucho Marx, tutti gli spettacoli saranno sottotitolati in lingua inglese.

Parole, musica, immagini, appunto, per tracciare una linea immaginaria che abbiamo voluto, in una grafica dal sapore futurista, far coincidere con lo skyline di una città che tra le sue “altezze” antiche e moderne, prova ad avvicinarsi al cielo, a accarezzarlo. Forse non è proprio così, ma ci piace pensare che lo sia.

Tra il cielo e la terra come la musica, quella per Alda Merini e la sua poesia con due grandi interpreti come Monica Guerritore e Giovanni Nuti.

Tra il cielo e la terra come l’idea di riscrivere Mozart con i suoni e le parole del mondo e l’Orchestra di Piazza Vittorio. Il Flauto Magico ritorna.

Tra il cielo e la terra come la giovinezza perduta e i sogni rubati di un Risveglio di Primavera in chiave rock. Spring Awekening, energia e passione.

Tra il cielo e la terra come il teatro e le sue storie fino a che qualcuno avrà voglia di raccontarle e qualcuno voglia di ascoltare. Le nostre sono storie del nostro tempo e sono quelle di Marco Travaglio, Carlo Lucarelli, Federico Buffa, Francesco Abate, Andrea Scanzi, Giulio Casale, Ulderico Pesce, Piero Colaprico. Narrazioni.

Tra il cielo e la terra come la “storia delle storie”. Il vangelo degli ultimi, tra Fabrizio De André e i preti di frontiera. La buona novella.

Tra il cielo e la terra come le parole che restano sospese da cento anni. Sono quelle della Grande Guerra, quelle di uomini perduti e sperduti. Le parole di Delio Tessa nel suo viaggio milanese tra ciò che è rimasto in mezzo alle macerie e ai paradossi. Lo sforzo di sorridere in faccia alla tragedia. L’è el dì di mort, alegher!

Tra il cielo e la terra come la poesia di Genet, provocazione, inganno e sensualità. In scena la Compagnia della Fortezza con i detenuti/attori del Carcere di Volterra per accompagnarci verso lo stupore di un viaggio esistenziale e meraviglioso.

Tra il cielo e la terra come l’ultimo viaggio di Don Chisciotte e Sancio Panza. Non c’è più Dulcinea da amare, ma la luna da conquistare. Il capolavoro di Cervantes in forma di commedia pop.

Tra il cielo e la terra come la follia dei due più grandi geni dell’umorismo del ‘900. Uno è quello coi baffi e gli occhiali finti, l’altro quello coi capelli spettinati e gli occhiali spessi. Groucho Marx e Woody Allen, ovvero una risata non ci seppellirà.

Tra il cielo e la terra come lo sguardo verso un amico che non c’è più. Enzo Jannacci nel tenero e appassionato omaggio di Egidia Bruno.

Tra il cielo e la terra come il teatro visionario e concreto di Arturo Cirillo, per una residenza creativa dedicata alla drammaturgia americana. Zoo di vetro di Tennessee Williams e Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee, ovvero l’America che si interroga e denuncia tra i valori perduti di una borghesia traballante e le vite impantanate nello squallore quotidiano. Lo zio Sam tra miseria e nobiltà.

Tra la terra e il cielo come le acrobazie e i sogni di un circo da guardare a naso in sù. Meraviglie e sorprese con il Circo El Grito. Per una Festa del Circo Italiano Contemporaneo.

Tra terra e cielo la regia di Barberio Corsetti che dirige Claudio Santamaria in un testo di drammaturgia contemporanea mai rappresentato in Italia. Gospodin.

Tra la terra e il cielo come le profezie americane di Franz Kafka, per una Amerika immaginaria. Maurizio Scaparro condisce la vitalità del romanzo con le musiche jazz e yiddish suonate dal vivo per uno dei suoi spettacoli più importanti, riproposto in una nuova versione con interpreti straordinari.

Tra terra e cielo la visione di Cechov del gruppo storico delle Belle Bandiere. Svenimenti.

Tra la terra e il cielo come la giovinezza e la passione di attori diventati attori in un’età non prevista. Un regalo di vitalità e di umanità nato attorno ad un’idea che sta diventando vera. Grey Pound la compagnia stabile over 60, spettacoli, laboratori, progetti. Il tramonto sulla pianura, a grande richiesta.

Tra la terra e il cielo proprio lì dove vorremmo aprire il nostro sipario. 

La stagione 2014/15 del Teatro Menotti è dedicata ad A.I.D.O., Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule. A.I.D.O. da quaranta anni opera nella speranza che il numero di cittadini acconsenta alla donazione degli organi e tessuti.

Il Teatro Menotti è lieto di donare una parte degli incassi a questa associazione.

dal 26 al 28 settembre

MILANOIR MILANUIT

valigie e canzoni

di Piero Colaprico

con Atomo Davide Tinelli, Piero Colaprico, Didi Martinaz, El Pelè, Mirko Mazzali

da un’idea di Andrea Perrone e Atomo Davide Tinelli

produzione TieffeTeatro 

Uno spettacolo/racconto che narra la Milano della mala e raccoglie i personaggi in “bianco e nero” che l’hanno vissuta. Scritto e interpretato da Piero Colaprico, giornalista e scrittore di appassionanti gialli, lo spettacolo, in equilibrio tra romanticismo, ricostruzione storica e passione politica, rivela l’epopea di una città che rinasce dopo la guerra. Le bische, le osterie e la nebbia, i gangster gentiluomini e la mafia, ma anche aneddoti, canzoni e leggende di una Milano che non c’è più.

C’è stato il bisogno di parlare della malavita di Milano con i suoi intrecci di poteri forti, morti, sequestri e grandi sparatorie per il controllo del territorio. E di far rivivere il pensiero costante del cambiamento, per arrivare sino ad oggi: abbiamo in tanti una valigia in mano e siamo pronti ad incamminarci. È una valigia che nel suo peregrinare per questa città si è riempita di sogni e desideri, anche dei vestiti degli attori e delle canzoni, talvolta anche di mazzette e cocaina, di esplosivo e di faldoni per il palazzo di giustizia.

Una valigia piena di canzoni, che suonavano prima della Guerra e che ci portano sino all’Expo, dalla nebbia alle luci del futuro, canzoni «snebbiate» dalla voce notturna di Didi Martinaz, colonna portante del racconto di Colaprico, icona di una Milano che con brani come El me Ligera, La ballata del pitur o Il motorino, mescola riso e dramma, vita dura e furbizia. E dal Pelé, che sa cantare vecchie canzoni della mala, ma sa come raccontare, in presa diretta, l’epopea della strada, della notte e della Milano noir.

Per i meno giovani è l’occasione di ritrovare i colori del fumo e del vino, di ascoltare la cadenza milanese all’interno di una betola/osteria trasformata in happy hour. Per chi non c’era, questa può essere una delle ultime occasioni per entrare davvero, mani e piedi, cuore e cervello, là dove s’incontravano nonni e genitori. Milano le radici le ha. È che, a volte, sembrano invisibili. Sino a quando, d’improvviso, non senti un ronzio da centrale elettrica, un fremere sotto i piedi, sono proprio quelle radici milanesi che sussurrano a chi sa dove ascoltare: eccomi, se hai un sogno, un’idea, provaci, e fidati, adesso è il momento!

PIERO COLAPRICO e ANDREA PERRONE 

In gessato a righe come due gangster che si comandano, Colaprico e Tinelli si tuffano tra le loro imprese, cucendo in realtà la storia vera della male e quella di Milano tra gli anni Cinquanta e Sessanta, tra delitti e rapine, tra notti di bevute e nebbia sui Navigli.

ANNA BANDETTINI – CORRIERE DELLA SERA

 

dal 2 al 12 ottobre

LA GUERRA DI TESSA

di Delio Tessa

con Marco Balbi e Alarico Salaroli

produzione TieffeTeatro

PRIMA NAZIONALE

Uno spettacolo di narrazione, di parole, di musica di immagini. Le parole sono quelle della Grande Guerra, quelle di uomini perduti e sperduti. Le parole di Delio Tessa nel suo viaggio milanese tra ciò che è rimasto in mezzo alle macerie e ai paradossi.

Lo sforzo di sorridere in faccia alla tragedia. L’è el dì di mort, alegher!

In scena due attori Alarico Salaroli, Marco Balbi e la musica dal vivo per sottolineare i passaggi dello straordinario poema di Delio Tessa, considerato, forse malgrado lui e troppo tardi, uno dei più grandi autori del novecento italiano.

EMILIO RUSSO

 

L’è el dì di Mort, alegher!

Sotta ai topiett se balla,

se rid e se boccalla;

passen i tramm ch’hin negher

de quij che torna a cà

per magnà, boccallà:

scisger e tempia… alegher

è il dì dei Morti, allegri!

Sotto le pergole si balla,

si ride e si tracanna;

passano i tram neri

di quelli che tornano a casa

per mangiare e sbevazzare:

ceci e tempia… allegri

DELIO TESSA

dal 17 al 19 ottobre

SANTO GENET

drammaturgia e regia di Armando Punzo

con i detenuti-attori della Compagnia della Fortezza

musiche originali eseguite dal vivo Andrea Salvadori

produzione CarteBlanche/VolterraTeatro e TieffeTeatro

con il sostegno di

MiBACT-Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

Regione Toscana – Provincia di Pisa

Comuni di Volterra, Pomarance, Castelnuovo V.C. e Montecatini V.C.

Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra

Ministero della Giustizia C.R. Volterra

PRIMA NAZIONALE 

Dopo il grande successo nella scorsa stagione di Mercuzio non vuole morire della Compagnia della Fortezza, il Teatro Menotti alza la posta e abbraccia il nuovo progetto Santo Genet partecipando alla coproduzione.

Dopo il primo studio presentato nel luglio 2013 nell’ambito di VolterraTeatro, accolto con entusiasmo dalla critica e dal pubblico, la Compagnia continua l’attraversamento dell’opera di Genet, dell’autore francese che con le sue parole ha saputo più di chiunque altro strappare la bellezza al dolore, “creare buchi nella realtà”, trasfigurarla, immaginare collane di fiori lì dove c’erano catene, bellezza dove c’era orrore. Per l’occasione il carcere aveva ospitato le stanze segrete del castello di Irma. Innumerevoli specchi dorati inseguivano gli spettatori nei cunicoli densi di altarini, velluti neri, marmi, pizzi e fiori, obbligandolo al confronto con la moltiplicazione di rifrazioni e sovrapposizioni della loro stessa presenza. Ora il lavoro della Compagnia della Fortezza procede in direzione di una messinscena frontale, per trasporre, nello spazio fisico del teatro all’italiana, quella stessa atmosfera di rarefazione, per farne una sorta di santuario in cui celebrare il funerale del reale e il rito della nascita del possibile.

DALLA RASSEGNA STAMPA SUL PRIMO STUDIO:

Abbiamo assistito a uno degli spettacoli più belli, più intensi degli ultimi anni. Sarà ricordato alla pari di quelli di grandi maestri, questo lavacro della mente, degli occhi, del cuore a partire dal luogo oscuro della prigione.

MASSIMO MARINO – DOPPIOZERO.COM

Uno strepitoso successo.

ANNA BANDETTINI – LA REPUBBLICA

Grandi colpi teatrali, e insieme sonde esistenziali nella memoria e nell’immaginario (…), un connubio che può rivelarsi esplosivo a ogni contatto.

GIANFRANCO CAPITTA – IL MANIFESTO

è un’esperienza che stordisce e disorienta, travolgendo i sensi e le emozioni. E sposta un po’ più in là i confini del teatro, riportandolo per certi aspetti vicino alle sue origini.

OLIVIERO PONTE DI PINO – ATEATRO.IT

 

dal 24 ottobre al 2 novembre

MENTRE RUBAVO LA VITA

testi delle canzoni di Alda Merini

musiche Giovanni Nuti

testo teatrale e drammaturgia Monica Guerritore

regia Mimma Nocelli

coproduzione TieffeTeatro e Sagapò Teatro 

Uno spettacolo folle e commovente che unisce per la prima volta sul palco due grandi interpreti dello spettacolo e della musica: Monica Guerritore e il cantante e musicista Giovanni Nuti. In Mentre rubavo la vita i due artisti cantano, accompagnati da una band di sei elementi, gli appassionati e dolorosi testi della poetessa Alda Merini.

Dopo essere andata in scena col musical End of the rainbow dedicato a Judy Garland, Monica Guerritore stupisce ancora una volta il suo pubblico con un’ora appassionante di immagini, parole, danza, musica e passione. «Nessuna donna resta indifferente davanti alla forza, all’energia libera, vitale, colorata, sensuale di Alda Merini – dice Guerritore –. La musica di Nuti rende travolgenti i suoi testi. Io stessa ne rimango stupita. Al pubblico piacerà enormemente: ballerà, riderà e piangerà insieme a noi!».

Nuti, che firma anche le musiche dello spettacolo, per sedici anni ha avuto una collaborazione unica e irripetibile con la grande poetessa, un collaborazione che lei stessa amava definire un «matrimonio artistico».

«Solo un’artista eclettica e sensibile come Monica può trasmettere a pieno l’intensità, il carattere, l’ironia, lo struggimento, la magica follia di una personalità immensa come quella di Alda Merini – dice Nuti –. Sentirla per la prima volta cantare i suoi versi sulle mie note è stato emozionante».

 Lascio a te queste impronte sulla terra

Lascio a te queste impronte sulla terra

tenere dolci, che si possa dire:

qui è passata una gemma o una tempesta,

una donna che avida di dire

disse cose notturne e delicate,

una donna che non fu mai amata.

Qui passò forse una furiosa bestia

avida sete che dette tempesta

alla terra, a ogni clima, al firmamento,

ma qui passò soltanto il mio tormento.

ALDA MERINI

 

4 e 5 novembre

è COLPA TUA

di e con Francesco Abate

Matteo Sau – chitarra

Marco Noce – chitarra

Enrico Spanu – laptop

È colpa tua. Un viaggio attraverso la vita, le illusioni, le speranze e il coraggio di tre generazioni. Dal sogno nord africano alla luce fredda della rianimazione di un ospedale, dal flagello degli anni ottanta all’Italia martoriata del primo dopoguerra. È colpa tua, attraverso le immagini, la musica e le parole, dipinge in maniera nitida la sofferenza e il coraggio. La narrazione dell’autore accompagna lo spettatore in un viaggio denso di emozioni che non rinuncia all’ironia.

Forma artistica a cavallo tra spettacolo teatrale e anteprima letteraria,naturale seguito del romanzo Chiedo scusa. Le definizioni possibili sono tante, ma personalmente preferisco parlare di un’esperienza umana fortissima in cui l’arte (espressa attraverso parole, immagini, musica, ma anche luci basse e silenzio) è solo uno strumento per far arrivare il messaggio quanto più possibile forte e chiaro ai suoi destinatari.

MARCELLA ONNIS – L’UNIONE SARDA

dal 7 al 9 novembre

è STATO LA MAFIA

di e con Marco Travaglio

letture di Valentina Lodovini

musiche Valentino Corvino

regia Stefania De Santis

produzione Promomusic

Marco Travaglio racconta la storia della trattativa fra Stato e Mafia, avviata dallo Stato nel 1992 e proseguita fino a oggi.

Una storia di patti inconfessabili, di segreti e ricatti che hanno dato vita alla Seconda Repubblica e continuano a inquinare la presunta Terza che sta per nascere con le elezioni del 2013.

Com’è suo costume, il giornalista narra fatti drammatici in forma tragicomica, sottolineando gli aspetti grotteschi e ridicoli delle campagne di stampa negazioniste e giustificazioniste scatenate da giornali e tv soprattutto dopo l’intercettazione di telefonate fra l’ex ministro Mancino, il presidente Napolitano e il suo consigliere giuridico che subito si attivò per devitalizzare e/o aggiustare le indagini della Procura di Palermo. Le telefonate depositate dai magistrati e dunque pubbliche, anche se subito censurate dai grandi media, verranno lette e spiegate sul palco.

Come nel precedente spettacolo Anestesia totale, Travaglio sarà accompagnato dalle musiche eseguite dal vivo da Valentino Corvino e sarà affiancato da Valentina Lodovini, che leggerà brani di grandi politici e intellettuali sulla buona politica, quella che rifiuta ogni trattativa e compromesso con la malavita e il malaffare. 

 

dal 12 al 30 novembre

SPRING AWAKENING

tratto da Risveglio di Primavera di Frank Wedekind

libretto e testi Steven Sater/Musiche Duncan Sheik

con Federico Marignetti, Arianna Battilana, Flavio Gismondi, Tania Tuccinardi

e con Noemi Baiocchi, Paola Fareri, Renzo Guddemi, Vincenzo Leone, Chiara Marchetti, David Marzi, Albachiara Porcelli, Andrea Simonetti

con la partecipazione di Gianluca Ferrato e Francesca Gamba

 regia Emanuele Gamba

direzione musicale Stefano Brondi/direzione artistica Pietro Contorno

produzione TodoModo Music-All

in collaborazione con Ars Nova e La bottega del Verrocchio  

Arriva finalmente a Milano Spring Awakening, rivelatosi uno spettacolo dirompente nel panorama del musical internazionale. L’opera di Duncan Sheik e Steven Sater ha rappresentato per Broadway una vera e propria rivoluzione di genere, stravolgendo i codici espressivi e le consuetudini stilistiche del musical tradizionale. Ampiamente ripagata sia dal pubblico che dalla critica, Spring Awakening ha letteralmente sbancato nell’edizione 2007 dei Tony Awards, ottenendo undici candidature e vincendo otto riconoscimenti tra i più importanti (tra cui miglior musical, miglior regia, miglior libretto) e un Grammy Award per le migliori musiche.

Tratta dalla controversa pièce teatrale di Frank Wedekind Risveglio di Primavera, pubblicata nel 1891 e a lungo oggetto di censura per la scabrosità e la provocarietà dei temi, l’opera ha per protagonisti un gruppo di adolescenti nella Germania del diciannovesimo secolo alle prese con la scoperta della propria identità sociale, affettiva e sessuale. Questi, loro malgrado, verranno a contatto con la moralità della società e con l’ipocrisia degli adulti. L’allestimento italiano di Spring Awakening, per la regia di Emanuele Gamba e la direzione musicale di Stefano Brondi, mantiene una stretta aderenza al libretto. La sfida è proprio quella di affrontare un musical atipico nel suo genere: scene di nudo, abuso di minori, masturbazione, stupro, suicidio ma anche inno alla vita, alla gioia, a una natura nuova e rigogliosa, alla speranza. Il testo è recitato in italiano ma l’inglese è mantenuto nelle canzoni, affinché niente si perda della straordinaria forza espressiva delle musiche. Unica concessione dell’allestimento italiano riguarda l’ambientazione: la Germania di fine secolo viene sostituita con l’Italia degli anni Trenta, i cui richiami iconografici si riflettono nella scenografia, nei costumi e nelle acconciature. Sullo sfondo, per ricordare l’ambiente scolastico in cui si muovono i giovani personaggi, una grande lavagna, su cui verranno proiettate le traduzioni delle canzoni con video dall’incredibile impatto scenico. 

Siamo convinti che i grandi sommovimenti sociali ed economici dei nostri tempi debbano oggi essere interpretati da proposte artistiche e culturali capaci di catalizzare energie, voglia di protagonismo, istanze e tematiche, forse ancora oggi scomode, ma allo stesso tempo capaci di creare dibattito e attenzione sia tra le nuove generazioni che tra il pubblico più maturo. Il tutto non relegato a un settore artistico di nicchia, ma all’interno dell’area dell’intrattenimento popolare; e quindi attraverso un media e un linguaggio diffuso e ampiamente fruibile come il musical.

PIETRO CONTORNO 

 

 dal 5 al 31 dicembre

LA BUONA NOVELLA

attori da definire

regia di Emilio Russo

produzione TieffeTeatro

PRIMA NAZIONALE

Dopo il successo di All’ombra dell’ultimo sole, replicato per ben tre anni, sarà ancora il mondo di Fabrizio De André a essere protagonista della nuova produzione, La buona novella, ispirato al capolavoro del cantautore genovese.

 L’album uscì nel 1970, in piena rivolta studentesca, e furono molte le accuse di anacronismo e  conservatorismo rivolte a De André che seppe rispondere a modo suo e senza troppe parole: Gesù di Nazareth è stato il più grande rivoluzionario di tutti i tempi. Attraverso vari episodi che hanno visto come protagonisti vari personaggi vicini a Gesù, La buona novella narra le origini del Messia, e ci mostra un Gesù antimilitarista, antisessista, libertario, attento ai problemi dei ceti umili della società. Queste sono tematiche, portate avanti anche dal movimento anarchico, che hanno sempre ispirato l’opera del grande artista genovese.

Uno spettacolo che chiama in gioco l’anarchia e il coraggio dei preti di frontiera, quegli eroi del nostro tempo così vicini agli ultimi, da rischiare in proprio anche sfidando il silenzio colpevole della Chiesa. Uno spettacolo di parole e musica. In scena una compagnia di attori e musicisti di diverse nazionalità per un “vangelo” multirazziale e contemporaneo tra le canzoni di Faber, i suoni del mondo, le parole di speranza e tolleranza.

EMILIO RUSSO

I lontani, gli esclusi, i reietti del pianeta. L’immaginario di De André era questo.

Il mio quinto vangelo è quello laico di De André. Il quale amava ripetermi ogni volta che mi incontrava: «Caro Andrea, ti sono amico perché sei l’unico prete che non mi vuol mandare in paradiso per forza».

DON GALLO

La buona novella era un’allegoria che si precisava nel paragone fra le istanze migliori e più sensate della rivolta del Sessantotto e istanze, da un punto di vista spirituale sicuramente più elevate, ma da un punto di vista etico-sociale, direi, molto simili, che un signore 1969 anni prima aveva fatto contro gli abusi del potere, contro i soprusi dell’autorità, in nome di un egalitarismo e di una fratellanza universali. Si chiamava Gesù di Nazareth e, secondo me, è stato e rimasto il più grande rivoluzionario di tutti i tempi.

FABRIZIO DE ANDRé 

 

NATALE AL TEATRO MENOTTI

 

dal 23 al 26 dicembre

IL FLAUTO MAGICO

secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio

opera in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart

direzione artistica Mario Tronco

elaborazione musicale Mario Tronco e Leandro Piccioni

da una produzione originaria di Fondazione Romaeuropa

e Les Nuits de Fourvière/Department du Rhone

Ritorna al Teatro Menotti, in occasione delle festività natalizie uno spettacolo emozionante per tutte le età: lo straordinario successo internazionale dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Un Flauto Magico contemporaneo, riletto, smontato e reinventato in sei lingue a ritmo di jazz, rap, mambo e pop.

L’opera di Mozart reinterpretata come se fosse una favola, tramandata in forma orale e giunta in modo diverso a ciascuno dei musicisti dell’orchestra. E così, come accade ogni volta che una storia viene trasmessa di bocca in bocca, le vicende e i personaggi si sono trasformati. Anche la musica, si evolve dall’originale, rivelando ed esaltando le potenzialità dell’Orchestra e del suo bagaglio interculturale, diventando così Il flauto magico secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio.

Un Flauto contemporaneo, ambientato in una moderna società multirazziale. Non c’è da stupirsi allora se Tamino e Pamina, Papageno, Sarastro e gli altri personaggi cantano in wolof, spagnolo, arabo, tedesco, portoghese e inglese.

Scenografie e costumi richiamano l’idea della favola: un’atmosfera magica e sognante, contrapposta al lato terreno e concreto dei musicisti. 

Un esempio illuminante di multiculturalità.

NEW YORK TIMES

 

Dall’incontro multietnico che ha generato L’Orchestra di Piazza Vittorio e Mozart è nato un capolavoro.

GINO CASTALDO – LA REPUBBLICA 

 

dal 9 all’11 gennaio

I TRE DIARI

di Ingmar Bergman

adattamento e regia di Claudio Beccari

con Franca Nuti e Gian Carlo Dettori

produzione TieffeTeatro

Dopo una vita privata irrequieta – otto figli avuti da cinque donne diverse – Ingmar Bergman trova una splendida intesa con Ingrid, sposata nel 1971.

Nel 1994, però, dopo “ventiquattro bellissimi anni di matrimonio”, Ingrid scopre di avere un tumore che la condurrà alla morte nel giro di pochi mesi. E la misteriosa figura della Morte, che tanta parte ha avuto nell’immaginario del grande regista, fa violentemente irruzione nella sua vita privata.

In quel periodo Bergman, Ingrid e la figlia Maria tengono, ciascuno per proprio conto, un diario in cui annotano le loro impressioni, registrando l’alternarsi di dolore e speranza, di paura e disperata fiducia.

Qualche tempo dopo la scomparsa della moglie, Bergman, assieme a Maria, decide di pubblicare i tre diari, senza escludere i particolari più intimi e privati, offrendo una testimonianza lucida e appassionata di come la vita possa essere improvvisamente sconvolta dal dramma: mentre la malattia progredisce, ognuno cerca di continuare a vivere come può, rifugiandosi nel lavoro e nella routine quotidiana, lottando per non abbandonarsi allo sconforto.

Nella nostra lettura immaginiamo che le annotazioni dei diari facciano emergere nella mente dei protagonisti echi dei film e dei romanzi di Bergman che, alla luce delle vicende private, assumono particolare evidenza: da Il settimo sigillo a Fanny e Alexander, da Scene da un matrimonio all’autobiografia Lanterna magica, per arrivare all’ultima opera, Sarabanda, espressamente dedicata alla memoria della moglie: come è sempre stato nella vicenda artistica di Bergman, l’esperienza di vita diventa il punto di partenza per raccontare e riflettere.

CLAUDIO BECCARI

Uno spettacolo che dal suo spoglio rigore attinge una emozionante verità e che dell’enigmatico, inquieto Bergman ci restituisce finalmente l’umanità segreta.

UGO RONFANI – IL GIORNO

 

dal 16 al 18 gennaio

BUFFA RACCONTA LE OLIMPIADI DEL ’36

con Federico Buffa

produzione TieffeTeatro

PRIMA NAZIONALE 

 

Federico Buffa, cronista e commentatore sportivo, affabula e conquista il pubblico con il suo stile avvolgente ed evocativo. Lo spettacolo, partendo dalla narrazione di una delle edizioni più controverse dei Giochi Olimpici, quella del 1936, racconta una storia di sport e di guerra.

Le storie dello sport, sono storie di uomini. Sono storie che scorrono assieme al Tempo dell’umanità, seguono i cambiamenti e i passaggi delle epoche, a volte li superano.

è capitato a Berlino nel ‘36 quando Hitler e Goebbels volevano trasformare le loro Olimpiadi, o quello che credettero fossero le “loro” Olimpiadi, nell’apoteosi della razza ariana e del “nuovo corso”. E invece quelle Olimpiadi costruirono i simboli più luminosi dell’uguaglianza. Il primo giorno di gara due atleti neri sul podio del salto in alto Cornelius Jonshon e Dave Albritton. Al secondo giorno qualcuno consigliò il fuhrer sul fatto che non era proprio più il caso di salutare personalmente gli atleti vincitori di medaglie. Jesse Owens di medaglie ne vinse addirittura 4, due record mondiali e un record olimpico e il tutto documentato e in diretta con le immagini di Lene Riefensthahl: la sua libertà creativa ha consentito di regalare all’umanità la straordinaria smorfia di disappunto di Hitler al terzo oro di Owens. Mentre in quella stessa estate del ‘36 il mondo assisteva in colpevole silenzio alla tragedia della guerra civile spagnola e la pace scricchiolava sull’asse Roma Berlino Tokyo, le Olimpiadi illuminavano il cielo con un’altra storia, forse la più incredibile. Due atleti giapponesi arrivarono primo e terzo alla maratona di Berlino. Alla premiazione mentre ascoltavano l’inno la loro testa era china. Non erano giapponesi, erano Coreani. Il vincitore Sohn Kee Chung, 52 anni dopo portava dentro lo stadio di Seul la fiamma olimpica del 1988 indossando come una seconda pelle e finalmente la maglia della sua nazione, la Corea. Le storie dello sport sono storie di uomini, scorrono assieme al tempo, ma a volte lo fermano quasi a chiedere a tutti una riflessione, una sospensione. Non è andata così.

Le Olimpiadi del 36 una storia fatta di tante storie e dentro altre storie.

FEDERICO BUFFA 

 

dal 22 al 25 gennaio

GOSPODIN

da Gennant Gospodin di Philipp Löhle

messa in scena di Giorgio Barberio Corsetti

con Claudio Santamaria,

Marcello Prayer e Valentina Picello

traduzione di Alessandra Griffoni a cura del Goethe Institute

prodotto da Fattore K. / L’UOVO Teatro Stabile Di Innovazione

in collaborazione con Romaeuropa Festival

È una nuova produzione di Giorgio Barberio Corsetti su un testo dell’esordiente autore tedesco associato del Maxim Gorki Theater a Berlino: Philipp Löhle, inventore di teatro fatto di sorprese, ed esporatore delle contraddizioni della nostra società votata al consumismo.

Genannt Gospodin è un testo inedito in Italia il cui protagonista è un anti-eroe tragicomico che si ribella al capitalismo e cerca di vivere senza soldi trovando finalmente la sua libertà solo in prigione. è una visione spietata dell’umanità sia inquadrata che alternativa che comunque inevitabilmente dipende dai soldi e dal consumo. La scrittura è graffiante, acuta, ironica e pungente. Una galleria di personaggi comici strampalati, miserabili ed idealisti, che raccontano il nostro mondo con grande poesia e feroce malinconia.

Parte integrante dell’impianto scenico è l’interazione degli attori con contributi video realizzati attraverso tecniche varie (graphic animation, video mapping e Khroma key).

Gospodin è un uomo semplice.. non vuole avere nulla a che fare con il danaro.. Gospodin vive nella città come un esploratore nelle natura.. Gospodin aveva un lama, animale con cui passeggiando otteneva mance, Greenpeace glielo ha portato via.. Gospodin odia Greenpeace.. Gospodin ha tanti amici, ma tutti gli portano via qualcosa.. la sua donna lo abbandona portando via mobili e letto.. il suo amico artista gli porta via la tv per fare una videoistallazione che si chiama “tempus fuckit”.. a Gospodin un amico saltuario delinquente lascia una borsa piena di soldi… la sua donna li vuole.. i suoi amici li vogliono.. lui non li vuole ma non vuole darli..

Gospodin è un personaggio paradossale, che esprime la sua poesia con i suoi atti di negazione.. Gospodin fa del paradosso il suo modo di vivere..

Scritto da Philipp Löhle, giovane drammaturgo tedesco, questo testo per tre attori e tanti personaggi è composto da brevi scene dialogate, e da racconti lirici in cui gli altri due attori, un lui ed una lei, raccontano le scorribande allucinate di Gospodin nella città, che assomiglia ad ognuna delle grandi città in cui viviamo..

Gospodin corre, inseguito sempre dai fantasmi di un mondo che non vuole accettare.. Gospodin supera cancellate, si perde nei supermercati, tenta di vivere con il baratto, nel bar che frequenta salta sul tavolo per dire la sua..

Gospodin è una pura invenzione poetica e paradossale.. Gospodin siamo noi, quando vorremmo mollare tutto e vivere in pace, senza il condizionamento, la pressione del guadagno.. Gospodin è comico, è tragico, è adesso..

GIORGIO BARBERIO CORSETTI

 

dal 27 al 30 gennaio

MORO

I 55 GIORNI CHE CAMBIARONO L’ITALIA

di Ferdinando Imposimato e Ulderico Pesce

interventi in video del giudice Ferdinando Imposimato

 interpretato e diretto da Ulderico Pesce

produzione Centro Mediterraneo delle Arti 

 

Non l’hanno ucciso le Brigate Rosse, Moro e i ragazzi della scorta furono uccisi dallo Stato.

Questa frase è il fulcro dell’azione scenica ed è documentata dalle indagini del giudice Ferdinando Imposimato, titolare dei primi processi sul caso Moro, che

nello spettacolo compare in video interagendo con il protagonista e rivelando verità terribili che sono rimaste nascoste per quarant’anni.

“Un altro spettacolo su Moro? Non se ne può più.” direte. Avete ragione.

Più che di spettacoli sul caso Moro c’è la necessità di sapere la verità sulla sua morte. Questo nostro lavoro vuole prima di tutto contribuire alla scoperta della verità e alla sua divulgazione. Il fine sembra presuntuoso, ma le scoperte del giudice Ferdinando Imposimato, titolare dei primi processi sul caso Moro, fino all’assassinio del fratello Franco, vanno verso la costruzione di una chiara verità: “Moro doveva morire”, era utile bloccare la sua apertura alla sinistra. Le nuove rivelazioni del giudice Imposimato rappresentano la base contenutistica del testo dove però le scoperte del giudice, sono intrecciate con la vita di Iozzino e Zizzi, due membri della scorta.

Raffaele Iozzino era il poliziotto che riuscì a sparare due colpi contro i terroristi. Francesco Zizzi, era poliziotto ma soprattutto grande chitarrista e cantante di piano bar. Era al suo primo giorno di lavoro avendo sostituito, proprio quella mattina, la guardia titolare che aveva presentato un certificato medico. Nelle parole e nelle azioni di Ciro Iozzino, fratello di Raffaele, protagonista dello spettacolo, abbiamo voluto descrivere le ansie e la disperazione di un ragazzo del sud a cui “distruggono” la famiglia. Con la figura della mamma di Raffaele, continuamente evocata, abbiamo voluto far parlare la disperazione di una mamma che non riesce a darsi pace, una mamma che vede il figlio partire per servire lo Stato e che rimane ad aspettare la verità da più di trent’anni. Nello stesso tempo crediamo che questo lavoro contribuisca ad informare sulle “colpe” di Francesco Cossiga e Giulio Andreotti che “non hanno voluto salvare Moro”.

ULDERICO PESCE 

 

31 gennaio e 1 febbraio

IL LATO SINISTRO DEL CUORE

talk radio

con Carlo Lucarelli

Alessandro Nidi – il Pianoforte

Marco Caronna – lo Speaker

Mascia Foschi – la Voce

produzione CE.F.A.C.

Carlo Lucarelli, affermato scrittore di letteratura noir, apparirà in veste di attore che interpreterà se stesso, e si racconterà al pubblico attraverso un’intervista radiofonica, attraverso l’interessante format della “talk radio”.

Il lato sinistro del cuore, la raccolta di racconti edita daEinaudi, è una sorta di canovaccio da cui partire per un racconto di storie che si intrecciano con le suggestioni musicali del Maestro Alessandro Nidi e con la voce di Mascia Foschi, già interprete con lo stesso Lucarelli del programma televisivo andato in onda su Rai 3 Milonga Station.

Gli ingredienti della serata sono: uno studio radiofonico, una trasmissione in tarda serata, uno speaker strampalato, Marco Caronna, e un malcapitato ospite in un viaggio disordinato tra racconti, monologhi e musica. Sul palco anche il maestro Alessandro Nidi al pianoforte, che accompagnerà i diversi momenti, in una sorta di juke box dal vivo. Il protagonista della serata sarà Lucarelli, grande affabulatore, che come di consueto proporrà racconti pieni di suggestioni musicali e teatrali. 

 

dal 5 al 15 febbraio

AMERIKA

di Franz Kafka

traduzione e adattamento di Fausto Malcovati e Maurizio Scaparro

con Ugo Maria Morosi, Giovanni Anzaldo, Carla Ferraro

e Giovanni Serratore, Fulvio Barigelli, Matteo Mauriello

musiche ispirate alla cultura yiddish della vecchia Europa e al jazz nero di Scott Joplin adattate da  Alessandro Panatteri

eseguite dal vivo da Alessandro Panatteri (piano), Andy Bartolucci (batteria), Simone Salza (clarinetto)

scene Emanuele Luzzati, riprese da Francesco Bottai

costumi Lorenzo Cutoli / movimenti coreografici Carla Ferraro

regia Maurizio Scaparro

produzione Compagnia Gli Ipocriti

in collaborazione con Fondazione Teatro della Pergola di Firenze

Karl Rossmann, giovane ebreo europeo, viene inviato in America come un pacco postale per sfuggire ad uno scandalo che lo vede coinvolto con una domestica. Deve raggiungere lo zio Jacob, un autentico “zio d’America” che deve trovargli un lavoro e una sistemazione. Ed è così che iniziano le tribolazioni del giovane uomo-cavallo (Ross – Man) in un’America che rivela già, nella visione fantastica ma sorprendentemente profetica di Kafka, i sui mali, le sue contraddizioni ma anche la sua dirompente vitalità.

Al ritmo della musica jazz di Scott Joplin, lo spettacolo ripercorre, nell’adattamento di Fausto Malcovati e con la regia di Maurizio Scaparro, la storia dell’emigrante Rossmann, del suo viaggio, della sua vita errante in cerca di un benessere (il sogno americano?) che sembra sempre a portata di mano, ma che rimane inafferrabile.

Lo spettacolo viene proposto, dopo la prima fortunata edizione del 2000, in occasione del semestre di Presidenza Italiana dell’Unione Europea.

17 e 18 febbraio

NO TU NO

omaggio a Enzo Jannacci

con Egidia Bruno

pianista da definire

canzoni di Enzo Jannacci

testi di Egidia Bruno e Marie Belotti

produzione TieffeTeatro

PRIMA NAZIONALE

Ho conosciuto Jannacci nel 2002 e dopo aver lavorato nella sua commedia Le storie del Mago, ho avuto l’onore di essere diretta da lui nel monologo La Mascula, tratto dal mio omonimo racconto, già Premio Troisi, spettacolo che gira l’Italia da circa dieci anni.

Va da sé che se conosci uno come Enzo Jannacci non hai solamente a che fare con un grande artista, ma è aver incontrato un Maestro, oltre che una persona di grande spessore. Più volte mi è stato chiesto, in quest’ultimo anno, se non avessi intenzione di fare un omaggio a Jannacci. Ma le mie resistenze erano forti: sentivo di custodire la stima e l’affetto che avevo per lui come qualcosa di strettamente personale e inoltre, forse, non mi sentivo all’altezza. Poi mi sono ricordata di quello che lui diceva sempre  a proposito di “passare il testimone … sennò che gusto c’è?!”

E dopo tante sollecitazioni, ho capito che sì, era giusto che anch’io onorassi la sua memoria e non solo per la sua grandezza e unicità d’artista, ma anche per il privilegio di essere stata sua allieva e per tutto quello che ha voluto generosamente trasmettermi.

Ho pensato, quindi, di “ringraziare” Enzo Jannacci con uno spettacolo di testi miei e di canzoni “sue”, magari forse proprio quelle meno note, ma non per questo meno significative.

Posso solo dire che l’intento è quello di parlare di un Maestro e di un Artista come in Italia non se ne “fabbricano” più.

EGIDIA BRUNO

dal 19 febbraio al 1 marzo

LE CATTIVE STRADE

con Andrea Scanzi e Giulio Casale

produzione Promomusic

in collaborazione con il Comune di Cagli – Istituzione Teatro Comunale

si ringrazia la Fondazione Fabrizio De André Onlus

Le cattive strade è uno spettacolo scritto e interpretato da Giulio Casale e Andrea Scanzi. In novanta minuti si ripercorre la carriera di Fabrizio De André.

Scanzi, giornalista, autore teatrale e scrittore, racconta gli snodi del percorso artistico del poeta e cantautore ligure. Alla sua narrazione si alternano le interpretazioni del cantautore e attore Giulio Casale, capace di personalizzare con rispetto, personalità ed eclettismo il repertorio di Faber.

Il lavoro, che racconta anche il De André meno noto, non desidera canonizzare o santificare l’artista. Al contrario, Le cattive strade intende raccontare, senza agiografie, ma con passione le continue rivoluzioni e le poderose intuizioni (anche musicali) di un intellettuale inquieto. Scomodo. Irripetibile.

Lo spettacolo vive anche di una sua particolare multimedialità che comprende la proiezione di filmati originali di Fabrizio De André, estratti audio, foto rare, ed esecuzioni dal vivo in acustico e anche su base. Da Geordie a Brassens, dal Suonatore Jones alla Canzone del maggio, da Se ti tagliassero a pezzetti ad Anime salve. Senza dimenticare la produzione dialettale e l’apporto fondamentale dei tanti collaboratori avvicendatisi accanto a lui.

è una storia per nulla sbagliata, quella di Fabrizio De André.

Tra cattive strade e fiori che nascono dove meno te lo aspetti.

Una storia che continua e continuerà, in direzione ostinatamente contraria.

Di Fabrizio De André si parla tanto. Forse troppo. Un talento inquieto, spigoloso, quasi mai facile. Un uomo bruciato dal desiderio quasi inconscio, e talora da lui stesso mal sopportato, di inseguire e concretizzare rivoluzioni continue. Nessun desiderio di raccontare un santino; molta voglia di restituire gli snodi di un artista vero. Tra i più grandi del Novecento italiano.

ANDREA SCANZI

De André è stato come minimo uno tra i più importanti cantautori del secolo scorso. Ognuno di noi che si provi a fare oggi lo stesso suo mestiere gli deve almeno un pezzo della propria chitarra, del proprio cercare e spesso non trovare una voce, e un tono, altrettanto autorevole, impeccabile. Questo basti a darci il senso di restituzione, per il tanto ricevuto. Fuor di retorica, ma proprio solo di pancia, e di cuore.

GIULIO CASALE 

 

dal 3 all’8 marzo

LA FILA (LINE)

di Israel Horovitz

traduzione Susanna Corradi

con Alessandro Averone, Paola De Crescenzo,

Luca Nucera, Massimiliano Sbarsi, Sergio Filippa

a cura di Walter Le Moli

produzione Fondazione Teatro Due 

 

Quattro uomini e una donna lottano per il primo posto di una fila. Una fila senza capo né coda, né tantomeno scopo, in cui tutti sono disposti anche a morire pur di essere i primi, perché la competizione finisce per essere l’unica occasione di esistere.

Tutto è consentito, tutto è praticato, tutto è lecito. Ma in questa violenta e ridicola corsa verso la supremazia non ci sono vincitori perché la partita è, per tutti, persa in partenza.

Rappresentato per la prima volta nel 1975, Line è la più longeva produzione off-Broadway, tutt’ora in scena nei teatri di New York.

Una commedia divertente e caustica in cui Horovitz esibisce, con carica ironica e dissacratoria, le nevrosi e le meschinità della società contemporanea, dove la competizione sembra essere il vero motore di tutte le relazioni interpersonali.

Bisogna essere i primi, non necessariamente i più competenti e i più meritevoli, ma primi sì; e per raggiungere l’obiettivo si è disposti a tutto, forse persino ad uccidere.

Fa ridere Line ma, allo stesso tempo fa pensare e – come dice Ionesco – è una piéce unica, in cui non c’è azione, non succede niente, ma in realtà succede tutto.

LOCANDINA 

 

dall’11 al 22 marzo

IL TRAMONTO SULLA PIANURA

da Guido Conti

con Gianfranco Barili, Sonia Casoli, Maria Stella Cerana, Fiore Cesca, Mariella Clemente, Nadia Cortesi, Marco De Feo, Angelo De Maco, Domenico Galluccio, Diego Ghilotti, Pardo Kickhoeffel, Anna Maria Paino, Ninni Picone, Carlo Raimondi, Federica Rivoli, Enzo Trovato

musiche Alessandro Nidi

regia e adattamento teatrale di Emilio Russo e Caterina Spadaro

produzione TieffeTeatro

Davanti alle grandi vetrate di una casa di riposo immersa nella pianura padana, si incrociano le vite di personaggi singolari: poeti improbabili, attrici dalla vita malinconica e avventurosa, fascisti fedeli fino all’ultima ora, suore stravaganti e medici assurdi. Una “giovane” compagnia over 60 è la protagonista di un racconto tragicomico in bilico tra storie individuali e la macrostoria di un’epoca destinata al cambiamento, in attesa del nuovo millennio. Siamo nel 1989, tra muri che cadono e ideali che affondano, quale migliore punto di vista se non quello di chi osserva il mondo tra i raggi di un sole e di una vita al tramonto?

Intorno, la strana magia della pianura e del fiume che la percorre, il Po: depositario di riti antichi, ma anche di delitti misteriosi. E mentre una tarda estate si trasforma in un Natale nevoso, noi ci accorgiamo di attraversare, capitolo dopo capitolo, il romanzo di un secolo.

Gli attori sono stati scelti dopo un intenso provino/laboratorio che ha visto la partecipazione di oltre cinquanta over 60, tutti non professionisti. I caratteri dei personaggi  in scena si confondono con i protagonisti del racconto, il risultato è un toccante racconto corale sulla terza età, ironico e malinconico.

Il Teatro Menotti intende sottolineare il valore civile e di aggregazione del teatro, luogo  di incontro fisico e mentale di persone, idee, intelligenze senza distinzioni di età ed estrazione socio-culturale.

Il progressivo interesse verso l’età matura che sta catturando l’attenzione del cinema contemporaneo con opere straordinarie. Il nuovo trend viene chiamato “grey pound”, termine che sottolinea il potere economico delle persone in là con gli anni. L’inevitabile “invecchiamento” della popolazione è particolarmente evidente in una grande città come Milano, e il Teatro Menotti, da sempre attento a percepire i cambiamenti nella società, coglie questa tendenza, creando un progetto a 360 gradi che mira a coinvolgere attivamente i giovani over 60.

La rivincita delle pantere grigie: che scherzano con la morte, accettando la sfida del teatro e della vita.

ADRIANA MARMIROLI – LA STAMPA

Bizze, battibecchi, concertini, processioni di carrozzelle, suore imperiose, poeti e sciantose in pensione. Poi, tutti in fila per la foto ricordo. E noi ad applaudire.

ROBERTO BARBOLINI – IL GIORNO

 

dal 24 marzo al 2 aprile

SVENIMENTI

un vaudeville

dagli atti unici, dalle lettere e dai racconti di Anton Cechov

progetto, elaborazione drammaturgica Elena Bucci e Marco Sgrosso

con Elena Bucci, Gaetano Colella, Marco Sgrosso

regia Elena Bucci

produzione Le Belle Bandiere, CTB Teatro Stabile di Brescia in collaborazione con Regione Emilia Romagna, Provincia di Ravenna, con il sostegno del Comune di Russi 

Le Belle Bandiere per la prima volta si accostano al lavoro di Anton Cechov, partendo dai suoi formidabili Atti Unici, operine che lui stesso scherzosamente definiva “vaudeville volgarucci e noiosetti” ma al cui straordinario successo assisteva stupito.

Elena Bucci e Marco Sgrosso, in scena con Gaetano Colella (storico collaboratore della compagnia), si accostano per la prima volta secondo quella modalità che tanto spesso caratterizza i loro lavori: guardando oltre la singola opera, cogliendo le intime connessioni tra la vita dell’autore e la sua scrittura, scoprendo legami insospettati o azzardando nuove chiavi di lettura. Giungendo così ad una sorta di opera “aperta” in cui, toccando i più diversi aspetti della sua scrittura, scorgere un vero e proprio ritratto dell’autore, e tracciare un percorso attraverso i suoi processi creativi.

Sono nuvole di puro teatro, ritmo ed esilaranti invenzioni che illuminano la solitudine malinconica dei suoi antieroi, le ridicole debolezze di noi tutti e la misteriosa tessitura dei rapporti mentre suggeriscono climi e visioni delle opere future.

In omaggio a Vselovod Mejerchol’d – che aveva intitolato Trentatré svenimenti la sua rilettura dei tre atti unici di Cechov – abbiamo scelto come titolo del nostro spettacolo Svenimenti, parola che allude ai punti di crisi emotiva e di perdita di controllo dei personaggi, urlo o gioia, pianto o riso ma comunque resa all’incomprensibile emozione della vita.

E tenteremo di scoprire il mistero del fascino lieve di questi uomini e donne che, senza avere una dimensione eroica, restano impressi nella memoria per la loro autenticità, nutriti di speranze o ammalati di sconfitte, tragici contro voglia, ridicoli senza consapevolezza, una condizione umana universale che pochi altri autori hanno saputo descrivere con tanta forza e semplicità.

ELENA BUCCI E MARCO SGROSSO 

 

 dal 9 al 19 aprile

LO ZOO DI VETRO

di Tennessee Williams

traduzione di Gerardo Guerrieri

con Milvia Marigliano, Monica Piseddu, Arturo Cirillo, Edoardo Ribatto

scene Dario Gessati/costumi Gianluca Falaschi/luci Mario Loprevite

regia Arturo Cirillo

produzione TieffeTeatro

La regia poetica e sensibile di Cirillo si misura con un classico del teatro del novecento, mostrando meccanismi familiari sempre attuali e personaggi reali, nell’Italia di oggi come nell’America degli anni ‘40.

Lo zoo di vetro è “un dramma di memoria”, secondo la definizione dello stesso Tennessee Williams, cioè è un testo dalla doppia natura: realistico nella descrizione dei rapporti tra i personaggi, ma totalmente onirico rispetto al tempo della vicenda e al tempo della sua rappresentazione. Potente messa in scena dell’atto del ricordare e del rapporto con il passato come luogo del rimpianto: “Il futuro diventa presente, il presente passato, e il passato un eterno rimpianto” si dice nel testo.

Al centro della vicenda il fallimento di una famiglia, una madre che vive ancorata al ricordo di una giovinezza dorata, un gruppo di ex-giovani ormai senza più età.

Lo zoo di vetro di Williams rappresenta “l’inganno dell’immaginario”, non è casuale la grande importanza, data dall’autore, all’atto del proiettare. Il riflettore teatrale che il narratore/figlio punta sui personaggi, i molteplici film nei cinema dove si rifugia Tom per sfuggire alla realtà, e anche gli stessi animaletti di vetro che compongono lo zoo del titolo sono l’emblema della fragilità e della finzione: sono essenze quasi prossime all’assenza, non a caso trasparenti.

ARTURO CIRILLO

Cirillo non tocca la struttura della pièce, la lima, la taglia ma non ne altera l’andamento, si limita a cambiare il punto di vista dal quale vi si accosta. (…) Ne annulla le distanze, pare mostrarcela come se la vedessimo per la prima volta.

RENATO PALAZZI – IL SOLE 24 ORE

(…) Regia simbiotica, inquietante, poetica di Arturo Cirillo

MARIA GRAZIA GREGORI – L’UNITà

Tom, ben interpretato da Cirillo, è ironico, tormentato e con tratti di serena rassegnazione, dolce e dalle rabbie impotenti. Milvia Marigliano è brava nel disegnare una madre grottesca (…). Con lievità e intensità Monica Piseddu rende palpabile l’animo fragile della figlia (…).

MAGDA POLI – IL CORRIERE DELLA SERA

E bravissima Milvia Marigliano che da qualche anno mostra la maturità di un’attrice notevole.

ANNA BANDETTINI – LA REPUBBLICA

 

dal 5 al 24 maggio

CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF?

di Edward Albee

con Milvia Marigliano, Monica Piseddu, Arturo Cirillo, Edoardo Ribatto

scene Dario Gessati / costumi Gianluca Falaschi / luci Mario Loprevite

regia Arturo Cirillo

produzione TieffeTeatro

PRIMA NAZIONALE

SPETTACOLO SOTTOTITOLATO IN LINGUA INGLESE

 

Martha e George sono una coppia di mezza età che ha invitato a casa un giovane collega di lui e sua moglie. Tra un bicchiere e l’altro, complici l’ora tarda e i fumi dell’alcool, i quattro si addentrano in una specie di “gioco della verità” che porta le due coppie a mettere a nudo tutto di sé, soprattutto i padroni di casa. 

Dopo il felice incontro tra un gruppo di attori e la produzione TieffeTeatro avvenuto la stagione scorsa con lo spettacolo Lo zoo di vetro di Tennessee Williams, ritorno a lavorare con il Teatro Menotti e con Milvia Marigliano, Monica Piseddu, Edoardo Ribatto, oltre che con Dario Gessati, Gianluca Falaschi, Mario Loprevite, a un altro testo della drammaturgia americana del secolo scorso: Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee.

Come in Lo zoo di vetro anche qui abbiamo un assoluto quartetto, un gioco prima di tutto attoriale, dove l’ascolto, la relazione, il recitare insieme sono tutti aspetti fondamentali dell’operazione. Se nel testo di Williams mi sembrava importante trovare quello stato d’animo di depressione, accidia e malinconia in cui immergere la vicenda, qui mi pare essenziale costruire una situazione di forte tensione psicologica che porterà ad un gioco al massacro, scandito dal continuo assorbimento di alcol, come in una commedia di Pinter (per esempio L’amante). Come Pinter, Albee mi pare un autore che ama disseminare il suo testo di elementi misteriosi, di allusioni, in cui l’ubriachezza in cui sprofondano via via i quattro protagonisti non fa altro che rendere il tutto ancora più vago, sfocato e violento. Anche scenicamente vorrei lavorare su questo senso di precarietà e disequilibrio che da l’alterazione alcolica, attraverso una scena che si scompone insieme ai suoi abitanti. Poi vi è l’ironia, ma direi anche molto sentimento, in fondo gli adulti sono una coppia di innamorati frustati e inaciditi da una enorme noia, che è presente nel mondo che li circonda ma anche in loro stessi. Scritto come una commedia di conversazione, il testo nasconde dentro di sé isole misteriose e inconsce, dove il tema dell’assenza di paternità e maternità unisce in un unica ossessione le due coppie. Quattro egocentrici ossessionati dalla propria realizzazione, quattro vite determinate dal bisogno di potere, in cui tra i giovani e gli adulti non c’è molto di diverso, se non che i primi sembrano condannati a diventare come i secondi, ma forse con più cinismo e vuotezza di emozioni. Anche in questo caso, come già avvenuto con Lo zoo di vetro, mi interessa fare di questo testo un racconto non legato unicamente alla realtà americana, ma dargli una sua universalità e atemporalità.

ARTURO CIRILLO 

 

 dal 14 al 31 maggio

CIRCO EL GRITO

un circo contemporaneo all’antica

 

20 DECIBEL – non c’è storia senza ascolto

di e con Fabiana Ruiz Diaz e Giacomo Costantini

messa in scena Louis Spagna

ricerca acrobatica Catherine Magis

compagno di giochi Giorgio Rossi

aiuto alla concezione musicale Paul Miquet

luci Domenico De Vita / scenografia Thyl Beniest e Sebastien Boucherit

costumi Beatrice Giannini

 

DRUMS AND CIRCUS

di Fabiana Ruiz Diaz e Giacomo Costantini

con Fabiana Ruiz Diaz, Giacomo Costantini, Timoteo Grignani

messa in scena Louis Spagna

luci Domenico De Vita

 

Milano ospiterà per la prima volta una delle realtà di circo contemporaneo italiane più apprezzate in Europa. Lo chapiteau del Circo El Grito sarà allestito nei pressi del Teatro Menotti, in un’area verde da definire.

Durante la prima settimana El Grito presenterà lo spettacolo 20 Decibel, la sua opera più conosciuta, che ha debuttato a Bruxelles alla Biennale di Circo “Pistes de Lancement”, per poi presentare la nuova produzione Drums And Circus, di Johan Sebastian Bach, in chiave elettro-circense. Per concludere il programma, il Circo El Grito e il Teatro Menotti, organizzeranno una rassegna di spettacoli con l’obiettivo di portare a Milano il Circo Contemporaneo nelle sue diverse accezioni.

Un circo contemporaneo all’antica

Sono cinque ragazzi, due in scena e tre dietro le quinte, che senza alcun finanziamento pubblico nel 2011 hanno scelto la vita nomade e comunitaria del circo.

Un circo che invita all’ascolto, che ha saputo sorprendere ed emozionare ogni tipo di pubblico con spettacoli caratterizzati da un “linguaggio poetico che segna una nuova rotta del circo contemporaneo” (La Nazione).

Sensibile alle tematiche di sostenibilità ambientale il Circo El Grito, grazie alla collaborazione con AzzeroCO2, è il primo Eco-Circo a zero emissioni di C02.

Il Circo El Grito è nato dalla necessità di uno spazio libero, itinerante ed autonomo, che – oltre a proteggere i nostri spettacoli dalle intemperie – potesse proteggere noi dalle dinamiche capitalistiche e consumistiche attuali. Saremo a Milano dal 14 al 31 maggio 2015, malgrado la presenza del colosso Cirque du Soleil, per proporre un’alternativa critica per chi vorrà scoprire il circo contemporaneo nella sua versione più artigianale, intima ed autentica.

Non saremo nell’area dei padiglioni dell’Expo, ma in un parco cittadino nel cuore della città, perché per ospitare il circo non c’è bisogno di cementificare. E quando ce ne andremo non ci sarà bisogno di smantellare e risanare l’area, perché al massimo in terra resteranno dei popcorn.

GIACOMO COSTANTINI PER IL CIRCO EL GRITO

dal 5 al 14 giugno

DON CHISCIOTTE – OPERA POP

 da Miguel De Cervantes

con Alarico Salaroli, Marco Balbi

e

Helena Hellwig, Enrico Ballardini, Alessandro Nidi, Francesca Li Causi

musiche scritte e dirette da Alessandro Nidi

regia e drammaturgia Emilio Russo

produzione TieffeTeatro

 SPETTACOLO SOTTOTITOLATO IN LINGUA INGLESE

Parole e musica per raccontare il “mito” di Don Chisciotte con una lettura in chiave pop tra Orson Welles, la tragicommedia beckettiana e il cabaret. Dialoghi in bilico tra fantasia e realtà, incontri, personaggi, canzoni di un “viaggio infinito” che da quattrocento anni ci conduce alle soglie del sogno e della follia.

Don Chisciotte (Alarico Salaroli) e Sancio (Marco Balbi), protagonisti di una storia senza tempo, arrivano finalmente al Toboso, non più luogo incantato, dimora della bella Dulcinea, ma balera di periferia animata dagli straordinari Musicisti del Toboso: Helena Hellwig, Enrico Ballardini, Francesca Li Causi e Alessandro Nidi.

Estate 1969, è l’estate più calda del decennio quando Don Chisciotte e Sancio Panza decidono di partire. Per l’hidalgo sarà un viaggio alla ricerca di fanciulle da salvare e di torti da riparare, per il suo scudiero sarà la ricerca di un’isola su cui riposare.

Niente a che vedere con la moda e i modi “on the road”, piuttosto un percorso circolare dal nulla verso il nulla, un sentiero impolverato, in un paesaggio urbano simile alle periferie delle nostre città.

Niente di moderno contamina il pensiero e le azioni del “cavaliere dalla triste figura”, perché lui è davvero un cavaliere: un cavaliere autentico, il miglior cavaliere mai esistito. Chi avrebbe abbattuto giganti con una lancia di legno? Soccorso fanciulle da esseri infernali? Riparato offese e torti con tanto coraggio e, sopratutto, chi poteva farlo avendo per alleati solo un magro ronzino e uno scudiero rozzo? Don Chisciotte è il mito, ma è Sancio il vero personaggio della commedia umana. Un personaggio meraviglioso, perfino nella sua volgarità e nella sua goffaggine.

Cavaliere e scudiero insieme hanno superato secoli di decadenza e oscurantismo, repressioni e tirannie. Insieme ci hanno raccontato di un mondo con cui la gente onesta e leale ha il desiderio di identificarsi. Alla fine del loro viaggio lo sguardo e i pensieri inevitabilmente si rivolgeranno alla luna, che mai come in quell’estate del ’69, ci sembrò così vicina. Poi tutto è tornato come prima e non ci rimane altro che guardare quel dito che da qui la indica. Ma Don Chisciotte tornerà.

EMILIO RUSSO

Russo trasforma la storia dell’hidalgo in un’opera pop: le riflessioni di uno stanco Don Chisciotte, interpretato da uno straordinariamente malinconico Alarico Salaroli, e i sogni di Sancio, il sornione Marco Balbi, sono affiancati alle canzoni eseguite dall’emozionante Helena Hellwig.

ALBAROSA CAMALDO – HYSTRIO

dal 18 giugno al 5 luglio

CHIAMATEMI GROUCHO

elaborazione drammaturgica Emilio Russo

con Gianni Quillico, Cinzia Spanò, Nicola Stravalaci, Fabio Zulli

al pianoforte Vicky Schaetzinger

luci Mario Loprevite

regia Marco Balbi

produzione TieffeTeatro

SPETTACOLO SOTTOTITOLATO IN LINGUA INGLESE

Ritorna un grande successo della Compagnia Tieffe. Chiamatemi Groucho rende omaggio ai giochi di parole, alle battute paradossali, al teatro dell’assurdo dei fratelli Marx.

Un tributo all’ironia demenziale di Groucho Marx a cui l’intero umorismo contemporaneo, cinematografico e non solo, deve qualcosa di immenso: da Woody Allen ai Fratelli Cohen, da Zucker-Abrahams-Zucker a tutti i comici venuti fuori dal Saturday Night Live, tutti hanno guardato al nonsense surreale dei fratelli Marx come a un faro.

Un percorso in apnea tra musica dal vivo, canzoni, sketches, dialoghi e sceneggiature assurde, per ritrovare quell’urlo liberatorio e di scherno che lui e i suoi fratelli hanno saputo scagliare con il loro fantastico umorismo anarchico e surreale alla società vanagloriosa, alle ipocrite convenzioni e alle tronfie istituzioni.

Intorno a uno sconclusionato avvocato detective dello “Studio legale e investigativo Fratelli Marx” ruotano un assistente idiota, una segretaria oca e un assortimento di clienti improbabili: un marito tradito troverà le prove dell’infedeltà della moglie, ma sarà sconvolto dall’esito delle indagini; gli ambasciatori di due nazioni confinanti trattano per un accordo di pace e tolleranza, ma trovano la guerra; un quadro di grande valore è stato rubato, ma verrà ritrovato in circostanze ancora più misteriose. C´è chi suona il pianoforte, chi canta in coro, chi sviene. L’happy-end c’é, ma non per tutti. A vincere in questo ritratto dell’America a testa in giù sarà sempre la follia e lo scarto dalla norma. Sconfitte le convenzioni, il perbenismo, la retorica. Non rimane che ridere. 

Lo spettacolo è un assurdo vaudeville, una corsa di risate che fa assaporare “ultramodernità” della comicità dal carattere dissacrante e sovversivo di questi grandi artisti che utilizzano le parole come trampolino per raggiungere nuove e vorticose espressività, in un continuo gioco a spiazzare il pubblico con una marea di battute e “non-sense” che ribaltano i giochi prima che inizino: il linguaggio per i Marx è l’arma che permette di lottare per conservare il proprio posto nel mondo.

MAGDA POLI – CORRIERE DELLA SERA 

Una risata ci rinfrescherà. Le risate sono quelle che, a pioggia, ci vengono dal divertente, anzi divertentissimo, spettacolo Chiamatemi Groucho di Emilio Russo. (…) Sulla scena, in gustosi costumi d’antan quattro attori dalla verve eccellente accompagnati da una straordinaria pianista, Vicky Schaetzinger, cui tocca evocare la figura di Harpo, il fratello muto.

DOMENICO RIGOTTI – AVVENIRE

dal 7 al 19 luglio

WOODY ALLEN CAFé

cast e musicisti in via di definizione

elaborazione drammaturgica di Emilio Russo

regia di Marco Balbi

produzione TieffeTeatro

SPETTACOLO SOTTOTITOLATO IN LINGUA INGLESE 

Woody Allen autore di film e commedie e grande maestro del comico moderno. Tutto questo viene rappresentato al Woody Allen Café: dalla battaglia con le “battute” che hanno contribuito a creare la fama intorno a questo personaggio, ai suoi taglienti articoli pubblicati sul Newyorker, per arrivare ai personaggi più emblematici che parlano di religione, politica, psicanalisi, sesso e donne. Ingredienti per una rappresentazione spudorata e assolutamente non convenzionale

La musica dal vivo sarà l’altra protagonista, indiscreta e invadente: un quartetto composto da pianoforte, batteria, contrabbasso, clarinetto e sax per portarci nel mondo dello swing, del rag–time, del jazz e farci passare una piacevole serata al Woody Allen Café.

Woody Allen è come il sacco dei doni di Babbo Natale: comunque vada ti porti a casa un regalo. Spesso un gran bel regalo. L’ha capito Emilio Russo che ha attinto agli articoli del Newyorker, a gioielli teatrali come Dio o La morte, ai film, componendo una drammaturgia che tiene insieme gli affondi sarcastici e le tenerezze, le nevrosi e le radici ebraiche, le ossesioni sessuali e il fascino di New York.

SARA CHIAPPORI – LA REPUBBLICA

TEATRO MENOTTI

 

via Ciro Menotti 11, Milano

tel. 02 36592544

biglietteria@tieffeteatro.it

Acquisti online

con carta di credito su www.teatromenotti.org 

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PREZZI 

intero – € 25.00

convenzioni – € 20.00

ridotto/under 25 – € 17,50

ridotto/over 65 (residenti a Milano) € 12,50

ridotto/over 65 (residenti fuori Milano) € 17,50

prevendita – € 1,50

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ABBONAMENTI E PROMOZIONI

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 10.000 BIGLIETTI IN PROMOZIONE A PARTIRE DA 10 EURO

acquistabili in biglietteria e sul sito www.teatromenotti.org

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ABBONAMENTO “DIECI MENOTTI”

–          10 spettacoli a scelta tra tutti quelli in stagione a € 100.00, senza commissioni per chi acquista in biglietteria. Entro il 31 luglio.

–          10 spettacoli a scelta tra tutti quelli in stagione a € 100.00, più commissioni per chi acquista online. Entro il 31 agosto.

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ORARI SPETTACOLO

lunedì riposo

martedì, giovedì, venerdì, sabato  – ore 20.30

mercoledì  – ore 19.30*

domenica – ore 17.00

*ad eccezione delle repliche del 5/11/14, 12/11/14, 18/02/15, 11/03/15 che inizieranno alle ore 20.30

STAFF

 

 

About Central Palc Staff

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