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REVIEW – LA SCUOLA

FOTO DI GRUPPO LA SCUOLA con regista ALTA di Giampaolo Demma

Orlando_light5_phSaramagnidi Alberto Raimondi

Il Teatro Franco Parenti di Milano propone al pubblico La scuola, un titolo molto amato nel nostro paese, grazie non solo alla fortunata versione cinematografica ma anche per la storia che questo testo ha vissuto dalle origini ai giorni nostri.

Tutti conoscono la pellicola ma in pochi sanno la nascita di questa commedia dalle tinte tragicomiche, una fotografia inclemente sull’istruzione italiana e soprattutto verso chi ci lavora. Nel 1992 debuttò Sottobanco, spettacolo teatrale interpretato da un gruppo di attori capitanati da Silvio Orlando e diretti dallo stesso Daniele Luchetti. Lo spettacolo divenne presto un cult, come ogni tanto succede nel mondo dello spettacolo il pubblico si affeziona creando un fenomeno al di sopra di una semplice visione teatrale. Fu antesignano di tutto il filone di ambientazione scolastica tra cui anche la trasposizione cinematografica del 1995 della stessa pièce che prese il titolo “La scuola”. Purtroppo “la scuola” accomuna tutti, dolenti o nolenti ci siamo passati tutti sui banchi, purtroppo chiunque di noi si è trovato in situazioni di questo genere o di fronte a professori piuttosto discutibili per le loro scelte educative o d’insegnamento, forse per tutto questo e per molto altro ancora questo “tema” è particolarmente vicino allo spettatore medio ed è facile sedersi in platea e riderne …perché ormai ne siamo lontani!

Ci troviamo di fronte ad uno dei rari casi in cui il cinema accolse un successo teatrale e non viceversa. Lo spettacolo era un dipinto della scuola italiana di quei tempi e al tempo stesso un esempio quasi profetico del cammino che stava intraprendendo il sistema scolastico. Il testo è tratto dalla produzione letteraria di Domenico Starnone. Siamo in tempo di scrutini in IV D. Un gruppo di insegnanti deve decidere il futuro dei loro studenti. Di tanto in tanto, in questo ambiente circoscritto, filtra la realtà esterna.

Daniele Luchetti punta nuovamente sulla presenza di Silvio Orlando per il ruolo del protagonista.  Lo stesso Orlando non nasconde l’affezione a questo titolo dichiarando:  “Ho deciso di riportare in scena lo spettacolo più importante della mia carriera; fu un evento straordinario, entusiasmante, con una forte presa sul pubblico”. Impossibile contraddire queste parole ed effettivamente c’è una certa “comodità” ed aderenza a portare in scena il professor Cozzolini. Orlando è molto naturale e perfettamente a suo agio in questo ruolo dove i pregi e difetti non sono nascosti ma mostrati come caratteristiche che definiscono il personaggio. Tutto il corpo docenti è marcato da “pregi e difetti”, nessuno è escluso, mostrando le imperfezioni e le lacune, simpatie ed amtipatie spuntano come funghi, nell’esprimersi non esiste la dizione o l’impostazione teatrale ma tutti hanno un loro accento marcato e cantilenante,  non disdegnano in alcuni momenti l’abbandono dell’italiano corretto per qualche espressione più dialettale o gergale. I metodi educativi sono discutibili e molto spesso non super partes, mostrando così la parte più umana e peccatrice del docente, dove l’insegnamento punta maggiormente ad una sopravvivenza parassitaria rispetto ad una vera vocazione. Gli scontri e i dispetti tra colleghi sono all’ordine del giorno e senza esclusione di colpi. Il rapporto con gli alunni non è mai fertile ma influenzato da pregiudizi e pigrizie. In tutto questo si delinea un testo divertente e tragicomico, le battute e le vicende fanno ridere ma anche pensare perchè sappiamo che non siamo così lontani dalla realtà delle cose. Dal confronto tra speranze, ambizioni, conflitti sociali e personali, amori, amicizie e scontri generazionali, prendono vita personaggi esilaranti, giudici impassibili e compassionevoli al tempo stesso. Il dialogo brillante e le situazioni paradossali lo rendono uno spettacolo irresistibilmente comico.

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Accanto al protagonista questa volta Marina Massironi, anch’essa perfettamente integrata nel ruolo ma soprattutto nella storia. L’esperienza dei due protagonisti si vede ed il forte appeal sugli spettatori aiutano molto lo svolgimento dello spettacolo.

Nel cast alcuni nomi già esistenti nel film ed altri nuovi, tutti attori perfettamente inseriti nei diversi ruoli mostrando i lati peggiori degli insegnanti, una sfilata di “difetti” cesella un gruppo grottesco ma al tempo stesso caustico.

Vittorio Ciorcalo è il prete insegnante di religione, allontanato da tutti i docenti per un notevole problema di sudorazione e pulizia, caratteristica che crea diverse situazioni comiche e “tormentoni” per tutto lo svolgimento dello spettacolo.

Roberto Citran è il preside che dimostra in ogni scena la sua inadeguatezza nel dirigere una scuola, le sue lacune culturali gli fanno dire veri e propri “strafalcioni” grammaticali e non solo. Interessante il sottolineare nel testo quanto una persona che occupa un luogo di rilevo come questo , anche se non meritato, dimostri quanto siano inevitabili una serie di privilegi  e benefit ma anche dei “favori” da scontare se si vuole mantenere una certa amicizia.

Roberto Nobile è uno dei tanti insegnanti “frustrati” di Francese, lingua sempre seconda ad altre e quindi materia considerata inferiormente rispetto alle più blasonate o classiche. Questo lo rende cattivo ed iracondo, istintivo e inflessibile nei confronti degli alunni che non vede come materiale umano ma più che altro come braccia rubate all’agricoltura.

Antonio Petrocelli è il viscido e volgare insegnante con un doppio lavoro e come tale vede la scuola come una perdita di tempo e solamente un arrotondamento di stipendio, molto pratico e per nulla educativo non esita a provarci con qualsiasi presenza femminile sia essa collega o alunna.

Maria Laura Rondanini algida e puntigliosa, quella pronta a tutto per mostrarsi e per farlo non esita a infangare il nome dei colleghi.

Che dire!? Una bella fotografia della scuola italiana! Che ci resta? Sorridere… fate cheese!

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