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GIORDANO ORCHI FINALISTA AL SANREMO ROCK CON “MIRAGGIO”

“Miraggio” il nuovo brano di Giordano Orchi in finale al Sanremo Rock Festival & Trend Festival

di Paolo D. M. Vitale

Partiamo subito con la notizia bomba: Giordano Orchi in finale al Sanremo Rock Festival & Trend – che si svolgerà al Teatro Ariston di Sanremo questo Settembre – con il suo nuovo brano “Miraggio“.

Sanremo Rock & Trend Festival, nato nel 1987 come “costola” del più famoso Festival della Canzone italiana, è il più longevo concorso nazionale per artisti singoli, duo o gruppi italiani emergenti della scena rock (indie, alternative, pop rock, hard rock. Prog, metal, ecc) e trend (pop, cantautorato, hip hop, blues, funk, folk, ecc) e tutte le possibili “declinazioni” trasversali ai generi.

P.V.: Giordano, ci parli di “Miraggio” il tuo brano inedito che ti ha portato in finale?

G.O: Ho cominciato per caso a scrivere il mio primo brano a Londra nel 2019, poi ho proseguito, sicuramente spronato dal “fermo” del 2020, senza nessun obiettivo in particolare. Se non quello di esplorare la mia creatività. Ho chiuso così circa 12 brani, facendomi affiancare per l’arrangiamento da musicisti e ne ho inviato uno per partecipare alla 9 edizione di questo evento internazionale. E così dopo aver superato una prima scrematura su migliaia di candidature ed il live delle semifinali regionali, sarò tra i finalisti a Sanremo.

Miraggio è nato la primavera scorsa. E’ un brano dall’attitudine pop rock, dove faccio riferimento nel testo all’incapacità di uscire da solitudine emotive. Coesistono in 3 minuti la rabbia, il lasciarsi andare e il risorgere. Cantarla live sul palco richiede un sacco di fiato e di controllo, soprattutto perché non posso fare dell’ headbanging.

P.V.: Come è nata in te questa esigenza di scrivere canzoni? Cosa rappresenta, all’interno del tuo percorso artistico, la composizione musicale?

G.O.: E’ un’estensione artistica che non mi sarei mai immaginato di scoprire, nonostante la musica sia partner di vita. Mi ci sto dedicando senza scadenze e pressioni, ma con un tale trasporto, che come ogni esperienza meritevole, la riempio di ispirazione, verità e maniacale cura. Scrivo musica oggi per me stesso. Anche se un domani vorrei scrivere per altri interpreti.

P.V.: E a proposito di scrittura non possiamo non citare “I 7 vizi capitali”, lo spettacolo scritto con Federica Panzeri andato in scena lo scorso luglio. Anche in quell’occasione hai ricoperto più ruoli: autore, regista, coreografo… Sembra quasi che l’arte per te non debba avere compartimenti o limiti. Come sei diventato così poliedrico?

G.O.: Quello spettacolo, scritto e diretto per l’appunto a 4 mani, ha delineato il mio pensiero su quanto un artista in ascolto, osservatore e stacanovista, possa abbracciare abilmente più ruoli e, infatti, fin da bambino, mi sono mosso in quella direzione . Anche se considero fondamentale collaborare con quelle figure professionali che possono arricchire il mio lavoro e farmi crescere artisticamente. A proposito de “I 7 vizi capitali”, quello di Lecco è stato solo un assaggio. E’ uno show diverso, potente, che ha riscosso importanti riscontri positivi. La nostra intenzione è quella di portarlo in giro nel 2022.

P.V.: Come è difficile inquadrarti in ruoli ben definiti è altrettanto difficile etichettare i tuoi lavori. “I 7 vizi capitali” può essere classificato sia come spettacolo in senso proprio che come installazione artistica. Come vengono accolte, secondo te, in Italia queste fluidità e libertà espressive?

G.O.: Mi appaga quando le persone mi dicono ”si vede che questo prodotto ha la tua firma” ed allo stesso tempo non riescono ad incasellarlo. Credo sia intelligente saper chiamare per nome, scindere e valorizzare le unicità, così come essere in grado di fondere, creando punti di collegamento e legami. Viviamo in un mondo globalizzato e l’arte è comunicazione. Necessitiamo di “incontraci”.

P.V.: Restando in tema di danza, ho letto qualcosa su un tuo nuovo lavoro, “BBF – Broken Bright Flowers”, lo spettacolo di danza prodotto da ResExtensa Dance Company, la cui direttrice artistica è Elisa Barucchieri. Di cosa tratta esattamente? Com’è nata questa nuova collaborazione?

G.O.: Con Elisa ci siamo trovati a collaborare da perfetti sconosciuti in India e si è creata un’immediata congiunzione umana e professionale. Il 24 Giugno 2020 mi chiamò per esibirmi in “Grido per un nuovo Rinascimento” evento ideato insieme a sua sorella Elena Sofia Ricci, grazie alla quale si è decretata la Prima Giornata Nazionale dei lavoratori dello spettacolo. Con BBF ho avuto l’onore ricevere totale carta bianca nella realizzazione. E’ uno show di danza esplicito e prepotentemente poetico, che ho voluto dedicare agli anni 80 a cui appartengo per un pelo e che avrei voluto vivere ed a tutti quelli che come i protagonisti dello spettacolo, armati di coraggio, attraverseranno la propria tempesta.

Stiamo lavorando per far si che lo spettacolo possa replicare e siamo inoltre in attesa che altri progetti possano finalmente debuttare in questo tempo delicato.

P.V.: Cosa c’è nel futuro di Giordano?

G.O.: Ti rispondo con “il Presente”. Perché non l’ho mai sottovalutato e per questa estate che si è rivelata di un generoso avvolgente. E poi ti aggiungerei “il Passato”. Perché bisogna strizzargli gli occhi sempre, per scongiurare pericolosi cicli storici e per ritrovare se stessi.

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