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P2P LIGHTING DESIGN – AMERICAN IDIOT

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Paolo Vitale intervista Valerio Tiberi per American Idiot

di Paolo D. M. Vitale, foto di Giovanna Marino

Paolo Vitale: Cominciamo questa intervista parlando del progetto in generale. La prima cosa che di American Idiot (leggi qui la recensione) salta subito all’occhio è l’impianto assolutamente non convenzionale per il teatro: americane diagonali rispetto alla graticcia e asimettriche, tantissimi motorizzati, coni di luce molto stretti… Per certi versi ricorda più l’impianto di un live che quello di un musical. Ci racconti un po’ il perchè di queste scelte così forti?

Valerio Tiberi: Tutto è partito dal primo incontro col regista Iacomelli. Sapevamo che era un musical ma, considerando l’album dei Green Day, volevamo dargli un linguaggio punk-rock. Quindi quando ho iniziato a disegnare ho cercato di render tutto il meno simmetrico e convenzionale possibile. Senza paura di rischiare.

PV: E che problemi hanno comportato queste americane oblique? Le hai pensate in contemporanea al progetto dello scenografo oppure successivamente?

VT: Pensate insieme allo scenografo. Problemi nessuno. Anzi in questo setting credo che abbiano solamente aiutato.

PV: Rispetto al disegno luci di Broadway quanto c’è di simile e quanto di diverso?

VT: Dal mio punto di vista non credo sia paragonabile. Vidi lo spettacolo nel 2010 a New York, ma non pensavo assolutamente di rifarlo in italia. Onestamente son partito proprio da zero.

PV: Parliamo adesso di due elementi che possono far paura ai lighting designer: gli schermi video e le proiezioni.  Quanto ti hanno condizionato in questo allestimento?

VT: Abbastanza! Innanzi tutto abbiamo dovuto bilanciare la potenza (per la visibilità dei video appunto). E poi di volta in volta abbiamo dovuto scegliere angoli di incidenza che, con la pedana specchiante, non ostacolassero la proiezione.

PV: È vero, c’era anche il pavimento specchiante: l’incubo di ogni lighting designer! Di solito si puó ovviare al problema dei riflessi usando i tagli, ma in American Idiot non hai potuto farlo! Esattamente l’opposto di Next to normal

VT: Non c’era spazio per i tagli e poi le pareti laterali erano quasi verticali. Un incubo!

PV: Adesso affrontiamo un altro aspetto che mi ha molto incuriosito: i seguipersona. Sbaglio o erano molto stretti e quasi “frostati”?

VT: Si. Abbiamo cercato di illuminare quasi sempre solo i visi. I ragazzi si sono allenati molto. Inoltre c’era sempre un leggero frost per ammorbidire i bordi. Questo perché si voleva circoscrivere molto la luce ad ogni singolo personaggio protagonista.

PV: Personalmente l’ho trovata una scelta molto corretta ed il risultato è stato di grande eleganza. Non invidio peró per nulla i ragazzi che dovevano muoverli e i performer che non potevano sforare neanche di qualche centimetro le posizioni! Qualche numero sul progetto?

VT: Abbiamo allestito con le luci dal 2 gennaio. Quindi tre settimane piene di prove col cast. Ma il progetto è iniziato per me nel giugno 2016.

PV: Dalla planimetria si nota un mix abbastanza equilibrato tra i Clay Paky Alpha Profile 1500 e i Coemar Infinity Wash XL, specialmente in prima americana. Le posizioni le hai dovute stabilire a priori immaginando già come utilizzarli oppure hai potuto rivederle in corso d’opera a prove iniziate?

VT: Di solito le posizioni le stabilisco prima. Anche vedendo delle prove prima del montaggio luci. E per fortuna non ho dovuto far spostare nulla dopo. Vanno in base alla scena ed alle posizioni del cast ricorrenti.

PV: Per concludere: qual è secondo te l’aspetto più significativo del tuo progetto? Il dettaglio di cui vai più fiero?

VT: Le due torri di proscenio con i profile molto bassi, i Ledko altezza occhi, i K20 rock e quindi di nuovo il profile in cima. Queste due posizioni sono me stesso.

About Paolo D. M. Vitale

Architetto e giornalista, è editore e direttore del portale Centralpalc.com e del magazine Musical!. E’ membro della giuria in importanti concorsi teatrali di rilievo nazionale (Musical Awards, Oscar Italiani del Musical, PrIMO). Associa il suo impegno di giornalista all’attività di scenografo e lighting designer per il teatro sia in Italia che all’estero.

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