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REVIEW – LET’S TALK ABOUT SEX

Let’s Talk About Sex: il buon Teatro lo riconosci

La Compagnia Dual Band, ne Il Cielo Sotto Milano, mette in scena un originale e intelligente pastiche che affronta e racconta in prosa e “musical” l’evoluzione di erotismo e attrazione lungo il corso dei secoli

di Lucio Leone

Definire il teatro, come qualsiasi altra forma artistica, è sempre difficile. Si potrebbe tentare di farlo, certo, ma il compito di un critico non è quello di definire quanto di testimoniare, con la più diretta e onesta delle cronache, quello che un testo, una compagnia, una regia gli hanno trasmesso.

E quindi non mi resta che dire, nella maniera più esplicita possibile, che Let’s Talk About Sex, messo in scena dalla Compagnia Dual Band, è un piccolo, intelligente gioiellino. Una sorta di pastiche, colto ma non presuntuoso, divertente e divertito che tratta e racconta dell’attrazione e dell’erotismo partendo dal brodo primordiale, passando poi per i grandi classici letterari, per la storia della musica, per i mutamenti del costume nel corso dei secoli. Una sorta di “Il senso della vita” fatto con gusto e costruito per livelli usando diversi registri, così che ogni spettatore, indipendentemente dal suo vissuto e dall’età, possa apprezzarne la struttura.

Ambizioso? Il rischio, a pensarci bene c’era. Highbrow? Magari un tantino, ma con la rara capacità -che gli highbrow raramente hanno- di ridersi addosso. Pruriginoso? Scontato? Nemmeno un po’. Quando un testo è leggero, ironico e garbato come questo non si può che applaudire l’intelligente scrittura di una coppia di arte e di vita: Anna Zapparoli, che firma anche la regia, e Mario Borciani, anche nelle vesti di arrangiatore, direttore musicale e di maestro che accompagna la performance.

Cosa sia Let’s Talk About Sex è presto detto, anche se per sommi capi. In scena quattro bravi attori, Lorenzo Bonomi, Benedetta Borciani, Beniamino Borciani e Lucrezia Piazzolla, che sono anche ottimi cantanti (e qui, malgrado la tentazione di aprire un dibattito sullo stato della recitazione nel settore del teatro musicale in Italia mi limiterò ad aprire solo una parentesi. Ma sia messo agli atti che è una parentesi pregna di significato e potenzialmente molto polemica…), le cui dinamiche sono talmente rodate che è difficile capire dove finisca la bravura dell’uno e cominci quella dell’altro.

Musiche edite e inedite, passando per Stephen Schwartz e Mozart, per Balocchi e profumi e per le più importanti colonne sonore della storia del cinema. E poi ritmo, idee, colpi di scena e sapienti furbizie da teatranti navigati… Piccoli highlights della serata: il “duetto cantato da solo” tratto dal Don Giovanni, tutto Shakespeare in una manciata di minuti, la teoria evoluzionista a paragone con la creazionista e con il Simposio di Platone, il “concerto” per pianoforte e… imitazione d’orchestra.

Il tutto ha preso vita ne Il Cielo sotto Milano, una sorta di spazio laboratorio, piuttosto che un carro di Tespi stanziale -anche per via della vocazione “familiare” di questa Compagnia- che, aperto esattamente un anno fa nella stazione del Passante di Porta Vittoria, ha regalato a Milano un altro spazio Off Off assolutamente necessario al panorama artistico della città, e al quale non si può che augurare un grande successo (non c’è un vero biglietto ma un modesto “contributo spettacolo” che comprende, oltre alla rappresentazione, un piatto con un bicchiere di vino o birra e una Tessera evento Artepassante).

In uno dei più longevi e riusciti programmi radiofonici italiani di infotainment, Parole Note, lo slogan è una citazione di Alfred Edward Housman, poeta e filologo inglese dello scorso secolo: “Io non so cosa sia la Poesia, ma la riconosco quando la vedo“. Be’, sono sicuro che anche senza definirlo chiunque veda Let’s Talk About Sex saprà come me riconoscere il Teatro. Il buon Teatro.

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