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REVIEW: MICHELE LA GINESTRA IN M’ACCOMPAGNO DA ME

Foto Francesca D’Alessandro

Dopo 16 anni l’artista ritorna al Sistina, accompagnato da ripetuti applausi a scena aperta. Risate e riflessioni con il one man show scritto da La Ginestra stesso e diretto da Roberto Ciufoli.

di Ilaria Faraoni

Voluto dal grande Pietro Garinei nel 2001 per interpretare Rugantino nel tempio della commedia musicale, Michele La Ginestra, che dirige artisticamente il  Teatro 7 di Roma, ha esportato dalla sua realtà teatrale al Sistina, con alcune modifiche, il suo one man show M’accompagno da me, con la regia di Roberto Ciufoli (la presentazione in conferenza stampa QUI).

In scena – accompagnati da una band dal vivo che appare e scompare dietro un velatino, posizionata con discrezione su una struttura sopraelevata – ritornano i quattro valenti performer presenti nello show fin dalla prima edizione: Andrea Perrozzi, Gabriele Carbotti, Alberta Cipriani e Ludovica Di Donato.

A far da cornice allo spettacolo presentato da Il Sistina, per chi non lo avesse ancora visto, c’è il carcere, con le sue sbarre (che dal proscenio passano poi sul fondo) e quei pochi elementi di legno consunto che rendono subito credibile l’ambientazione, grazie all’idea scenografica di Teresa Caruso. I costumi sono firmati da Martina Cristofari.

Foto Francesca D’Alessandro

I reati commessi dai personaggi presentati da Michele La Ginestra – raccontati e discussi davanti ad un immaginario giudice direttamente da chi li ha compiuti o da chi è chiamato a testimoniare o a difendere gli imputati – rappresentano il filo conduttore dello spettacolo, a volte reso più evidente, a volte più sottile; un trait d’union il cui scopo è legare quadri dove l’artista, con la sua efficace ed arguta penna e la sua carica interpretativa vincente – tra caratterizzazioni con difetti di pronuncia e dialetti – ha voluto ironizzare su aspetti della vita quotidiana che riguardano tutti, andando ben oltre lo spunto iniziale dei pezzi: una satira sociale che tocca i singoli individui per arrivare fino alle istituzioni. Ed è questa la forza di M’accompagno da me. Quale migliore arma per denunciare, far riflettere e, forse, migliorare un po’ il mondo, dell’ironia?

Un intervento che recita una parte de La fondazione di Roma di Cesare Pascarella (contenuta in Storia Nostra), che sulle prime sembra un po’ forzato, svela poi la sua ragion d’essere all’interno dello spettacolo e sigla l’entrata in scena di La Ginestra.

Il tema del carcere, invece, è un bagaglio che Michele porta con sé dal lontano 2004, quando diresse il musical Radiobugliolo scritto e musicato da Salvatore Ferraro, sposando così il progetto dei Presi per caso – nato tra i detenuti di Rebibbia – che vanta una rock band (di cui Ferraro stesso faceva parte come tastierista e chitarrista) ed una compagnia teatrale (La Cattiva Compagnia).

Da quello spettacolo, è stato preso e inserito in M’accompagno da me il brano Cristo Gospel, mentre da un secondo spettacolo della compagnia – Delinquenti! – sono state attinte le canzoni La macchina del capo (Come se fa ‘na rapina) e Canapa blues, sempre di Salvatore Ferraro (musica e testi).

Tutti gli altri brani musicali del one man show di La Ginestra sono stati invece composti ad hoc da Andrea Perrozzi, con i testi dello stesso Michele e gli arrangiamenti di Davide Spurio, più quelli aggiunti, in occasione del passaggio al Sistina, di Emanuele Friello, che firma anche la direzione musicale.

Nonostante le mani diverse, lo show non evidenzia pezzi musicali stridenti per stile, ma gode di una omogeneità di fondo. I brani, tutti ironici nei testi e orecchiabili – tra rhythm and blues, soul, gospel e charleston – contribuiscono, grazie anche alle interpretazioni di Perrozzi, Carbotti, Cipriani e Di Donato, a dare ritmo allo show e a movimentarlo. Un ulteriore contributo è dato poi dai movimenti coreografici di Rita Pivano, semplici ed efficaci.

I quadri musicali hanno la funzione di introdurre, anche tematicamente (a volte in modo più letterale, a volte un po’ più liberamente), i vari monologhi di La Ginestra.

I quattro artisti, aggressivi, scanzonati, con i ritmi giusti (tanto che li si vorrebbe coinvolti maggiormente nello show), ben diretti da Roberto Ciufoli e coadiuvati dalla musica dal vivo – che fa sempre la differenza – sono sempre in scena, protagonisti dei passaggi tra un personaggio e l’altro, o spettatori silenziosi delle performance di Michele, sebbene a tratti siano tirati direttamente in ballo da alcune battute a loro indirizzate.

Da ricordare particolarmente la canzone di apertura – Jail man – tutta basata sulla ritmica degli oggetti e i brevissimi accenni lirici di Nascere, con la melodia intonata a bocca chiusa da Alberta Cipriani.

Le atmosfere suscitate da Nascere introducono infatti, complici le luci di Daniele Ceprani, uno dei cambi di atmosfera dello spettacolo: il più significativo, tutto in rima e perciò ancora più complesso da interpretare, nel quale uno straordinario La Ginestra regala un monologo non banale né retorico, ma al contrario fantasioso, intenso e commovente sull’aborto, riuscendo a far materializzare nella mente degli spettatori alcune immagini ben precise.

Non è l’unico caso in cui La Ginestra, all’interno di un monologo, inizia in un modo per terminare in un altro, passando con naturalezza dalla risata all’emozione, come nel pezzo del writer balbuziente del quartiere San Lorenzo.

Foto Francesca D’Alessandro

Tra i punti più divertenti, centrati e di presa sul pubblico, senza svelarne troppo i contenuti, citiamo la scena del prete che sconsiglia il matrimonio («La prima causa di divorzio») e che poi finisce per puntare il dito contro le carenze della Chiesa e quello che vede protagonista un milanese a Roma, alle prese con gli avvisi luminosi stradali sugli incidenti e con i cartelli dei varchi attivi o non attivi della ztl della capitale.  Le frecciate lanciate da Michele fanno venire giù il teatro, con continui applausi a scena aperta.

Menzione a parte merita poi un secondo filo conduttore dello spettacolo, che permette anche a tratti alcune improvvisazioni di La Ginestra e l’interazione con il pubblico, al quale anche a distanza di tempo basta un suono ed un’occhiata d’intesa dell’artista per riprendere il discorso e ridere: stiamo parlando del monologo sull’uso dei cellulari in teatro, abitudine a causa della quale un immaginario Michele La Ginestra è (nella finzione narrativa) sotto processo, difeso da un istrionico avvocato siciliano. L’alter ego di Michele avrebbe infatti preso a fiondate nel fondoschiena, con biglie d’acciaio, tutti gli incauti spettatori che nei suoi spettacoli abbiano disturbato con i loro smartphone accesi.

Si tratta di un pezzo che davvero, per il tema trattato, per l’abilità attoriale e autoriale di La Ginestra nel proporlo e per quello che purtroppo si vede spesso fare ad alcuni spettatori in sala, dovrebbe essere proiettato come spot all’inizio di ogni spettacolo, in tutti i teatri!

Dopo la chiusura, ancora una volta affidata a rime significative ed emozionanti, l’artista ha voluto ringraziare Pier Francesco Pingitore, presente in sala – «Il primo ad essersi accorto di me» ha spiegato Michele – Pietro Garinei e l’attuale direttore artistico del Sistina, Massimo Romeo Piparo.

La band è composta da: Marco Ioannilli (tastiere); Stefano Mandatori (chitarre); Matteo Di Francesco (batteria);  Pino Saracini (basso).

Alberta Cipriani, Andrea Perrozzi, Roberto Ciufoli, Michele La Ginestra, Ludovica Di Donato, Gabriele Carbotti

Alberta Cipriani, Andrea Perrozzi, Roberto Ciufoli, Michele La Ginestra, Ludovica Di Donato, Gabriele Carbotti

About Ilaria Faraoni

Giornalista, laureata in “Lettere Moderne – discipline dello spettacolo” alla Sapienza di Roma (vecchio ordinamento) con una tesi in “Storia del Teatro”, ho studiato musica e chitarra classica per 10 anni con il Maestro Roberto Fabbri, sono istruttrice FITD di balli coreografici a squadre (coreographic team). Il mio interesse per l’arte è a 360°. Ho studiato fumetto diplomandomi alla “Scuola Internazionale di Comics”. Tra le mie attività c’è anche la pittura: ho frequentato i corsi della Maestra Rosemaria Rizzo e ho tenuto diverse mostre personali (una delle quali interamente dedicata al mondo del musical) in sedi prestigiose; nel 2012 sono stata premiata a Palazzo Valentini (sede ufficiale della Provincia di Roma) con un Merit Award per la promozione dell’acquerello.

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