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AUDIZIONI A PAGAMENTO? NO GRAZIE!

Audizioni a pagamento: quando i casting diventano un business

di Paolo D. M. Vitale

Che il mondo del lavoro sia difficile e pieno di trappole non è certo una novità, ma quando alcune pratiche scorrette vengono poste in atto senza scrupoli e alla luce del sole non è possibile tacere – fosse anche solo per non rendersi complici-.

Stiamo parlando, in questo caso specifico, delle audizioni a pagamento.

I fatti. Riceviamo in redazione il bando di partecipazione alle audizioni di un “importante” festival lirico estivo.  Com’è nostra consuetudine prima di pubblicare i bandi, iniziamo a leggerne il contenuto al fine di sintetizzarne i punti principali in un articolo. Il bando recita che l’ente organizzatore (del quale non facciamo il nome) “indice audizioni per tutti i ruoli per le opere XXX, XXX e XXX che verranno rappresentate presso il Teatro XXX ed il Teatro XXX ad agosto 2018 e per selezionare cantanti da inserire in concerti da maggio a settembre 2018“. Risulta chiarissimo quindi come non si tratti di un concorso, ma di un vero e proprio casting.

Continuando a leggere il bando restiamo però basiti. Secondo il regolamento i partecipanti all’audizione devono versare  una “Quota Associativa Audizioni 2018” pari a 50 € al fine di coprire “le spese di organizzazione e del pianista a disposizione dei candidati“. È specificato tuttavia come sia “possibile presentarsi con il proprio pianista” anche se comunque “la quota di iscrizione rimane invariata“. E non finisce qui infatti, poche righe più sotto, leggiamo: “Tutte le spese di vitto e alloggio sono a carico dei partecipanti durante il corso preparatorio e le prove dell’opera“. E ancora: “Coloro i quali si sono distinti durante le audizioni, pur non risultando per il momento idonei ai ruoli, ma che presentino a giudizio insindacabile della Direzione Artistica particolari doti da affinare e meritevoli di ulteriori possibilità, potranno partecipare al corso preparatorio XXX corrispondendo una cifra pari a € 300,00 e potendo quindi usufruire di lezioni individuali e collettive dedicate ai titoli e ai ruoli programmati. Per loro sono garantiti concerti, esibizioni musicali ed eventuali ruoli nelle opere previste“.

Il paradosso viene però raggiunto nel seguente passaggio: “L’organizzazione mette a disposizione dei selezionati: prove di regia, assiemi con orchestra, prova generale e spettacolo“. Come se le prove di regia, gli assiemi e la generale fossero un plus scaturito dalla generosità dell’organizzazione! Vengono infine offerte delle misteriose borse di studio: “Per 5 (cinque) candidati che si siano particolarmente distinti durante le audizioni o per doti sceniche o per doti vocali o per la giovane età in relazione alla qualità artistica, il festival offre 5 borse di studio“.



A questo punto sorgono spontanee alcune domande: si tratta di un casting, di una masterclass o di un concorso? E perchè la quota di iscrizione rimane invariata a prescindere dall’utilizzo del pianista accompagnatore? E ancora: è sufficiente pagare 300 € di corso per essere inseriti nel cartellone del festival? E se vitto e alloggio sono a carico dei cantanti anche durante le prove delle opere, queste prove saranno regolarmente e congruamente retribuite? E saranno retribuiti anche i concerti “garantiti” dopo il corso? E in cosa consistono le cinque borse di studio?

Conosciamo benissimo le differenze tra “concorsi”, “masterclass” e “audizioni”. Nel primi due casi la quota di iscrizione è assolutamente ammissibile, nel terzo no. Ma le differenze, ovviamente, non si limitano al pagamento della tassa d’iscrizione, quanto piuttosto alla struttura stessa degli eventi. Nel caso qui analizzato il bando propone qualcosa di talmente ibrido da risultare incomprensibile. Soltanto due cose appaiono chiare: che non si tratta di un “concorso” (termine che non appare mai nel comunicato ufficiale) e che bisogna spendere un sacco di soldi per parteciparvi!

Francamente siamo molto perplessi riguardo questo modo di operare e non ci sentiamo di dare spazio a simili realtà. Come rivista di settore intendiamo prendere una netta e chiara posizione al riguardo: le audizioni non devono mai essere a pagamento. Chi non ha i soldi per organizzarle semplicemente non lo faccia.

Noi di Central Palc non daremo mai spazio a produzioni che operano in questo modo, pur contro i nostri stessi interessi (la notizia delle audizioni ci avrebbe portato migliaia di visualizzazioni).

Invitiamo pertanto tutti i giovani che operano nel mondo dello spettacolo a non cedere a questi ricatti: non partecipate mai ad audizioni dove è richiesta una quota di iscrizione. Le produzioni serie e oneste non fanno mai pagare le proprie selezioni. Piuttosto partecipate ad uno dei tanti e validi concorsi che ogni anno vengono organizzati in tutta Italia e che spesso, oltre ai premi in denaro, portano a reali scritture in prestigiosi teatri.

About Paolo D. M. Vitale

Architetto e giornalista, è editore e direttore del portale Centralpalc.com e del magazine Musical!. E’ membro della giuria in importanti concorsi teatrali di rilievo nazionale (Musical Awards, Oscar Italiani del Musical, PrIMO). Associa il suo impegno di giornalista all’attività di scenografo e lighting designer per il teatro sia in Italia che all’estero.

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