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DESTINATARIO SCONOSCIUTO – INTERVISTA A ROSARIO TEDESCO

rosario tedesco

Rosario Tedesco spiega perchè portare in scena le drammatiche pagine di Destinatario Sconosciuto

di Erica Culiat

Teatro. Teatro come attore, al Biondo di Palermo che è la sua città natale poi, ventenne, come studente alla Scuola del Teatro Stabile di Torino di Luca Ronconi. Teatro come regista e attore, fondando il Lusama Teatro. Un teatro, quello di Rosario Tedesco, che trae ispirazione dalla parola, dal corpo dallo spazio… per poi inciampare su quello di Antonio Latella, altro regista impegnato nella ricerca formale ed espressiva. Poi ci sono le produzioni internazionali, sempre mantenendo questa alternanza di attore, come nel Giulio Cesare nel ruolo di Antonio, diretto da Andrea De Rosa, un debutto di qualche giorno fa al Bellini di Napoli e di regista/attore come in Destinatario sconosciuto che arriverà in provincia di Trieste, al Teatro Verdi di Muggia, il prossimo 20 ottobre.

«Ero proprio a Udine in tournée – racconta Rosario -, parliamo di una decina d’anni fa, e in libreria vedo questo breve romanzo epistolare di Katherine Kressmann-Taylor. Lo leggo. Lo compro, finché due anni fa chiedo a Nicola Bortolotti, con cui avevo fatto Il Vicario, di metterlo in scena».

Destinatario sconosciuto è un ritorno sullo stesso periodo storico del testo di Hochhuth, quello del nazismo, ma mentre Il Vicario si svolge durante la guerra, qui siamo in una fase precedente il conflitto, nel 1933, l’ascesa quindi al potere di Adolf Hitler.

Giova ricordare che il testo della Kressmann, pubblicato con uno pseudonimo nel 1938 dalla rivista “Story” di New York e appena l’anno successivo edito come libro vero, in Europa vedrà la luce appena nel 1999, tre anni dopo la morte dell’autrice, in una prima edizione francese, diventando un best- seller e quindi tradotto in venti lingue.
Questo romanzo epistolare, che Rosario ha adattato per il teatro, consiste in una ventina di lettere che coprono l’arco temporale dal 12 novembre 1932 al 3 marzo 1934 tra due amici e soci in affari di una galleria d’arte a San Francisco. Martin Schulse, tedesco che rientra in Germania nel 1932 per aprire una seconda galleria, sposato, un paio di figli e una relazione extra coniugale con la sorella minore dell’amico, Griselle, e Max Eisenstein, ebreo americano, scapolo e in apprensione per la sorella che è rimasta in Europa. L’autrice si interroga in che modo il nazismo ha potuto cambiare la mente di molti tedeschi sino a rinnegare l’amicizia che li aveva legati in passato a qualsiasi persona ebrea e come si può uccidere un nazista scrivendogli delle lettere.

La Kressmann infatti era stata attirata da un articolo su un giornale dove alcuni studenti rientrati dalla Germania negli Stati Uniti, scrivendo ai loro amici tedeschi, prendevano in giro Hitler e la riposta a queste lettere era stata di smettere perché la posta era sorvegliata e quindi loro erano in pericolo, «queste persone non scherzano».

La struttura produttiva di Rosario è agile, potremo aggiungere in divenire, perché a seconda degli spazi dove lo spettacolo viene ospitato, «giochiamo con la disposizione del pubblico. A Milano per esempio abbiamo scelto la casa museo Boschi Di Stefano. Testo e spazio erano consoni».
Infatti i coniugi Antonio Boschi e Marieda Di Stefano erano collezionisti e i protagonisti di Destinatario sconosciuto sono galleristi.

«Dietro di noi, la scenografia, erano i Morandi, i Picasso, i De Pisis, i Sironi… A Roma invece stavamo su una passerella. Devo dire che proporre un contenuto originale, in maniera inedita, dà molte soddisfazioni».

Quello che interessa a Rosario è offrire dei contenuti, raccontare delle storie che possano coinvolgere il pubblico – e sicuramente anche la disposizione non classica di un pubblico seduto in platea che guarda frontalmente, è vincente da questo punto di vista perché lo spettatore si sente parte integrante di quello spettacolo. A Muggia invece per la prima volta la storia si svolgerà sul palcoscenico, «per motivi di sicurezza non potrò far salire il pubblico sul palco»-.

«Io ho preso parte a spettacoli di pura forma estetica, di grande linguaggio che mi hanno permesso di capire che cos’è una macchina teatrale, ma se tutto questo si sgancia dal contenuto, mi sta stretto. Il teatro si deve porre delle domande, deve guardare il presente e alzare il velo del futuro, altrimenti è condannato a essere museo».

Ritornando a Destinatario sconosciuto, «mi è piaciuto subito quando l’ho letto in libreria. Mi è piaciuto il suo carattere privato, dapprima intimo, poi morboso. Questa amicizia molto forte che poi si disfa, sintomo della trasformazione dell’idea stessa di umanità, valori, cultura. Ha una storia forte, un contenuto importante, una riflessione inedita sulla Seconda Guerra Mondiale, sugli ebrei, sull’Olocausto, non retorico, come ne Il Vicario – portato in scena per l’Italia dal 2007 al 2009, una mise en espace con Matteo Caccia, Marco Foschi, Bortolotti, Enrico Roccaforte, Cinzia Spanò e Giuseppe Lanino -».

«Importante è anche il contrappunto musicale. In ogni città cerco un coro, per Muggia, dove sono contento di ritornare – nella passata stagione Rosario è stato ospite firmando La moglie di e con Cinzia Spanò – avremo la Cappella Tergestina diretta da Marco Podda con la soprano Giulia Diomede. L’impatto emotivo con l’entrata del coro è molto forte. Tre i brani scelti che raccontano la parabola della Germania, da Bona nox di Mozart, brano leggero che descrive la Germania prima dell’avvento del nazismo a La biche di Hindemith, la cosiddetta musica degenerata che fa vedere il vero volto del regime e infine Wiegala, di Ilse Weber, una poetessa ebrea morta ad Auschwitz, una ninna nanna scritta per i bambini deportati a Theresienstadt».

Prossimi appuntamenti, che consigliamo di segnare, il 12 novembre al Museo Ebraico di Bologna, il 24 e 25 marzo 2018 a Napoli al Nuovo Teatro Sanità e al Goethe Institut e l’11-23 dicembre 2018 al Teatro dell’Elfo a Milano.

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