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LA GRANDE MOSTRA DI TOLKIEN A TRIESTE

A Trieste l’ultima tappa della grande mostra su J. R. R. Tolkien

di Prunella

Ultima fermata a Trieste al Salone degli Incanti per la mostra Tolkien. Uomo, Professore, Autore. Un allestimento tutto italiano per commemorare i cinquant’anni dalla morte di John Ronald Reuel Tolkien e i settanta dalla pubblicazione de Il Signore degli Anelli dopo Roma, Napoli, Venaria Reale e Catania.
Un autore andrebbe letto più che visto ma per gli appassionati forse soffermarsi davanti al suo scrittoio con tanto di Toby Jugs, osservare da dietro le teche i suoi manoscritti autografi, le sue lettere e fotografie e poi memorabilia e opere d’arte, senza dover andare nel Cantone dei Grigioni e scoprire il Greisinger Museum – che tra l’altro ha prestato un po’ di disegni – probabilmente è un’esperienza.
Soltanto nel capoluogo giuliano e per la prima volta in Italia è stata esposta la sua toga accademica, indossata a Oxford dal 1925 al 1959. Nessuna meraviglia: causa l’usura del tempo non è più nera, ma verde.

Uno dei due curatori, Oronzo Cilli (l’altro è Alessandro Nicosia) in occasione della inaugurazione ha raccontato che Tolkien va declinato non soltanto come autore. Per comprenderlo appieno bisogna indagare la sua vita privata e anche quella di professore. Ecco spiegato il titolo, cui si aggiungono tre focus. Uno relativo ai suoi viaggi in Italia, due. Quello nell’agosto 1955 con la figlia Priscilla a Venezia e ad Assisi e poi una crociera nel 1966 con la moglie nel Mediterraneo. Un altro focus è incentrato sulla sua attività di dantista dal 20 febbraio 1945 al 15 febbraio 1955 presso la Oxford Dante Society, la più antica società dantesca inglese fondata nel 1876; infine una sezione espositiva, un’ottantina di opere d’arte, firmate da quaranta artisti diversi (da David Wenzel a Chris Achilleos, dai fratelli Hildebrandt a Ted Nasmith, da Alan Lee a Linda e Roger Garland), curata da Davide Martini, sicuramente molto ricca e interessante, ma un po’ affastellata, risultando alla fine caotica.

C’è molto da leggere in mostra. I tanti pannelli sono chiari e nella prima parte indagano la biografia in maniera dettagliata, ma cronacistica senza però mettere in luce quegli aspetti che ritroveremo nel suo universo letterario. Per esempio, la partenza dal Sudafrica con la mamma, Mabel Suffield e il fratello Hilary per l’Inghilterra, la morte improvvisa del padre che avrebbe dovuto raggiungerli, la conversione della madre al cattolicesimo, l’allontanamento da parte della famiglia, l’accoglienza dei suoceri a Sarehole, un villaggio nella campagna vicino a Birmingham, la ritroviamo in parte nell’episodio della regina Gilraen, madre di Aragon, che dopo la morte del marito Arathorn abbandona le Terre Selvagge e va con il figlio presso gli Elfi di Rivendell.

Non si evince neanche l’importanza che Mabel ebbe sul figlio trasmettendogli le sue passioni, vale a dire la religione e la lingua.
Si passa quindi a Edith Bratt che diventerà la sua compagna di vita con la quale avrà quattro figli dal 1917 al 1929, John che diventerà sacerdote, Michael e Christopher docenti universitari e Priscilla. Non viene tralasciata l’esperienza della prima guerra mondiale raccontata attraverso i suoi tre amici conosciuti alla King Edward’s School con i quali creerà i TCBS, acronimo di Tea Club and Barrovian Society. Christopher Wiseman, Rob Gilson e Geoffrey Bache Smith.
Un’intera parete tappezzata di foto di amici (a dire il vero, non ne aveva molti) e colleghi racconta la sua attività professorale utilizzando lettere e documenti d’epoca, rare copie dei suoi primi lavori accademici, come il Middle English Vocabolary del 1922, la traduzione in prosa dattiloscritta del Beowulf del 1926, l’Oxford English Dictionary per il quale lavorò dal 1918 al 1920 ai lemmi della lettera “w”.
Ricordiamo che Tolkien ottenne dapprima la docenza a Leeds e nel 1925 passò a Oxford, come assistente, poi come professore di Anglosassone (1934-1945) e infine di Lingua e Letteratura Inglese fino al 1959.

Non c’è nulla sul suo rapporto con Clive Staples Lewis in termini letterari/umani, di incoraggiamento reciproco, senza il quale forse non avremmo avuto né Il Signore degli AnelliLe cronache di Narnia. Certo, la loro grande amicizia era cementata in quella ricerca spirituale di Lewis e quindi grande fu l’ importanza che diedero alla religione però di letteratura nulla si dice.

Colpo d’occhio notevole sono le tre pareti con le opere di Tolkien tradotte in tutte le lingue immaginabili, oltre a quelle europee anche in ebraico in hawaiano in esperanto… Non mancano le prime edizioni de Lo Hobbit, inglese e americana, quest’ultima con la copertina disegnata dallo stesso Tolkien, le prime edizioni de Il Signore degli anelli nei tre volumi e neppure le copie pirata del 1965 della Ace Books.
C’è da perderci la testa, ma sulla sua genesi creativa, sul valore letterario dalla critica negato perché le sue storie sono state considerate letteratura d’evasione (ma sarà poi vero? Illuminante è il saggio di Thomas Shippey) o anche sulle letture che sono state fatte negli anni, cala il sipario.

Interessanti invece le teche che illustrano la genesi delle edizioni italiane, dal rifiuto della Mondadori ancora nel 1954 in occasione dell’uscita de Il signore in Inghilterra, al no di Elio Vittorini e Vittorio Sereni del 1962; alla pubblicazione in sole 400 copie da parte delle Edizioni Astrolabio/Mario Ubaldini a quelle della Rusconi (con i diritti dal 1970 al 1999) e le copertine di Piero Crida. In mostra c’è anche un esemplare in pelle marrone del 1970 (ne fecero 300 copie, regalate ad personam). Qui abbiamo quella di Mariano Rumor, ex Presidente del Consiglio.

Promossa dal Ministero della Cultura con la collaborazione dell’Università di Oxford, la mostra è realizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare con l’Associazione Culturale Costruire Cultura. A Trieste ha avuto il sostegno del Comune di Trieste, della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e del Mic – Ministro della Cultura. Il catalogo è edito da Skira (38,00 euro).

La mostra resterà aperta fino all’11 gennaio 2026. Orari d’apertura: martedì-venerdì ore 10-18. Sabato, domenica e festivi ore 10-20. Chiuso il lunedì e 25 dicembre. 24, 31 dicembre: ore 10-14; 1 gennaio: ore 12-20.

Informazioni: expescheria@gmail.com o +39 040 322 6862

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