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REVIEW – E SE… IL PICCOLO PRINCIPE

lucioleone 30/03/2017 4 minuti letti
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Un omaggio al Petit Prince di Antoine de Saint-Exupéry che, prendendo spunto dalla favola, diventa un’originale riflessione teatrale sul diventare adulti

di Lucio Leone – fotografie Giovanna Marino

È un bello spettacolo “E se… il Piccolo Principe” tornato in scena il 20, 21 e 22 marzo allo Spazio Avirex Tertulliano per celebrare i propri primi cinque anni di vita.

Mescolando prosa, musica, danza Tony Lofaro e Daniele Cauduro (rispettivamente ideatore del progetto nonché direttore artistico e coreografo il primo, autore e regista il secondo), con la produzione esecutiva di Antonio Cacciapuoti e Alice Erbetta, hanno dato vita a un originale format rappresentato dall’incipit del titolo, quel “E se…” che in realtà fornisce loro giustificazione e/o pretesto per rielaborare la favola del Piccolo Principe fino a farla diventare quasi un percorso di formazione, molto lontano dal racconto emozionale che era invece l’idea di Saint-Exupéry che tutto aveva inteso fare tranne scrivere un Bildungsroman.

Qui infatti la narrazione vede al centro dell’azione le riflessioni del principe bambino mentre diventa -o è già diventato- adulto e la relazione con la Rosa (nonché Volpe, nonché eterno femminino: madre, amica, amante…). L’unica vera perplessità è dunque su questo inaspettato, ma ammetto pur interessante, cambiamento di prospettiva che sì snatura il libro, ma è allo stesso tempo capace anche di ripulirne una certa stucchevolezza di fondo e soprattutto di fornire una originale chiave di lettura che lo differenzia dagli innumerevoli altri spettacoli che in Italia e nel resto del mondo sono stati tratti dallo stesso testo.

Quasi impeccabile la narrazione “danzata” con le diverse figure che il Principino incontra che risente solo, talvolta, di qualche stereotipizzazione. Bravi i tre ballerini-attori (Luigi Allocca, Massimo Prandelli e Manuel Rapicano) che interpretano la regia coreografica di Lofaro, bravo Matteo Sala nel ruolo del Petit Prince capace di unire una buona recitazione con vere capacità tersicoree (spiace solo che nella rappresentazione dell’infanzia ci siano alcuni cliché. Propongo una petizione per abolire perpetuamente il girotondo a due persone per simulare i giochi dei “bimbi” quando sono interpretati da adulti!), e brava a Beatrice Baldaccini, le cui doti di attrice fanno ben sperare per il futuro del nostro teatro musicale.

In un panorama desolante che rende improponibile un certo tipo di recitazione “musical” anche per il mondo della prosa, vedere che esistono attori come loro che possono tranquillamente muoversi tra i due generi è un balsamo per l’anima di alcuni poveri critici costretti il più delle volte a dover -loro malgrado- ricoprire il ruolo di censori dei costumi.

La scatola nera ad opera di Cristiano Mazzarella in cui le figure si muovono, vivono i loro incontri è un giusto omaggio al mondo del Piccolo Principe e al contempo è anche buon Teatro, così come lo sono il progetto luci di Marco Caccialupi ben integrato alla regia, i costumi di Cicci Mura e la colonna sonora inedita di Davide Perra che funziona molto bene -anche grazie al disegno fonico di Giovanni Bonini– soprattutto nel commento underscore alle azioni sceniche o come partitura per la danza. Paradossalmente è solo la canzone della Rosa che potrebbe essere strutturata in maniera più adatta all’inserimento in uno spettacolo teatrale con musica (“suona” più come un esercizio di stile pop che interrompe il ritmo della drammaturgia senza reali benefici per la narrazione).

Come dicevo in apertura si tratta di una bella e coraggiosa operazione che sicuramente merita di essere vista ed apprezzata, soprattutto pensando che questo genere di lavori è quasi sempre “in divenire”, capace di modificarsi nel tempo a seguire il cambiamento delle stagioni della vita dei suoi autori quando lo rimettono in scena.

Il nostro teatro ha bisogno di sognatori, di incoscienti, di coraggiosi che si mettano in gioco e si “sporchino” le mani con progetti artistici che senza di loro non vedrebbero mai la luce. E il pubblico italiano, se veramente ama e vuole sostenere il settore, dovrebbe supportare questi progetti persino più di quanto faccia con i grandi allestimenti. Che peraltro, detto fra di noi, a volte ti lasciano molto meno soddisfatto di piccoli, ingegnosi, sensibili e capaci lavori come questo “E se… il Piccolo Principe“.

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Periodicità: settimanale. Server: ARUBA Spa. E' riservata la proprietà letteraria di tutti gli scritti pubblicati. L’editore è a disposizione degli aventi diritto. Le opinioni espresse negli articoli coinvolgono esclusivamente i loro autori. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto pubblicate senza l’autorizzazione scritta dell’Editore | ISSN 2610-8771

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