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RECENSIONE – IL RITORNO DEL PICCOLO PRINCIPE

Paolo D. M. Vitale 12/23/2025 4 minuti letti
2.Il-ritorno-del-Piccolo-Principe-1

Corrado D’Elia e l’essenziale ritorno del Piccolo Principe.

di Paolo D. M. Vitale

Un palcoscenico nudo. Niente quinte. Niente fondali. Niente artifici teatrali.
Solo una roccia a sinistra e uno sgabello a destra.
E’ questa l’ambientazione de “Il ritorno del Piccolo Principe” di e con Corrado d’Elia, nei panni del figlio dell’aviatore e di Chiara Salvucci in quelli del Piccolo Principe (qui la nostra presentazione).

Il testo si inserisce nel filone sempre prolifico di opere generate attorno a “Il Piccolo Principe” e, nel caso specifico, si tratta di un possibile sequel del capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry. D’Elia ne ricalca pedissequamente le tematiche, la struttura narrativa e lo stile di scrittura. Ovviamente questo intento mimetico è assolutamente dichiarato ed autoevidente, quindi non c’è margine per critiche di lesa maestà all’opera originale.

D’Elia immagina il viaggio del figlio dell’aviatore in cerca proprio di quel Piccolo Principe di cui ha tanto letto nel diario del padre. E lo trova nello stesso punto dello stesso deserto sulla stessa roccia. E proprio come fece a suo tempo il padre, comincia anche lui a parlare con questo piccolo “uomo” che, con la sua disarmante semplicità, rivela le più profonde verità.

Anche questo nuovo capitolo della storia è caratterizzato dal racconto degli incontri stravaganti del Piccolo Principe mentre vagava da un pianeta all’altro. Prendono così vita nuovi (e modernissimi) personaggi, tutti interpretati da Flavio Innocenti, come l’organizzatore maniacale e l’influencer.

Paradossalmente i momenti con questi nuovi personaggi sono quelli che funzionano meno e non perché siano “sbagliati” o perché siano troppo modernizzanti (la scena dell’influencer ha turbato i più conservatori) ma perché effettivamente aggiungono poco al bagaglio di verità di cui Il Piccolo Principe originale è già portatore. Entrambi questi momenti risultano ridondanti e dissonanti rispetto alla poetica e all’estetica del Piccolo Principe, ma capiamo benissimo che è stata una scelta consapevole e ponderata di D’Elia.

Molto più riusciti, invece, i dialoghi tra il Piccolo Principe e l’aviatore, pregni di quella dolcezza intima a cui il testo originario ci ha abituato. Anch’essi non dicono nulla di nuovo, ma nel dire ciò che già sappiamo (o che dovremmo sapere) ci ricordano quanto ancora non sappiamo pur credendo di sapere. Come lo stesso D’Elia ha scritto nelle sue note di regia “Il Piccolo Principe non quindi come figura dell’infanzia, ma come principio assoluto di sguardo”, uno sguardo critico su noi stessi e sul mondo che abbiamo costruito.

Nota di novità e d’interesse è l’introduzione del “Dadish”, una lingua inventata dal Piccolo Principe al solo scopo di riunificare il linguaggio e l’emozione in un mondo che ha completamente dimenticato l’importanza maieutica della parola. Scrive ancora D’Elia: “le parole possono ancora essere un luogo da abitare, capaci di custodire e raccontare ciò che abbiamo dentro con una sincerità che la lingua quotidiana sembra aver smarrito”.

Venendo alla rappresentazione, l’interpretazione di D’Elia è balsamica. La sua voce calda e rassicurante riesce a teletrasportarci istantaneamente in quel deserto, su quella roccia, accanto al Piccolo Principe. E ci riesce sin dal primo istante. Per un’ora si resta come sospesi dalla realtà, a parlare in Dadish di baobab, di vulcani e di rose.

Ottima anche Chiara Salvucci nel ruolo del Piccolo Principe, che ha saputo dosare in maniera brillante lo spirito naÏve con la profondità di cui è inconsapevolmente portatore il Principe.
Buona prova anche per Flavio Innocenti che ha ricoperto i ruoli più macchiettistici.

Menzione speciale per le ottime luci di Francesca Brancaccio che hanno saputo creare mondi dal vuoto e per i video di Alberto Sansonne tecnicamente impeccabili.

Non sappiamo dire se sentivamo il bisogno di questo nuovo capitolo del Piccolo Principe, ma sicuramente possiamo dire che da qualche parte, lassù, una pecora sta per mangiare un fiore vanitoso e noi non possiamo permetterlo. Quindi si, ha fatto bene il Piccolo Principe a tornare per ricordarcelo!

Questa recensione fa riferimento alla recita del 13 dicembre al Teatro Litta di Milano.

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